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- Zootropolis 2
Titolo originale: Zootopia 2 Data di uscita: 26 novembre 2025 Genere: Animazione, Commedia Prodotto da: Walt Disney Animation Studios Diretto da: Jared Bush, Byron Howard Zootropolis 2 torna a raccontare la complessa realtà della metropoli animale ampliando quanto costruito nel primo capitolo. La storia ha inizio poco dopo gli eventi del primo film. Judy Hopps e Nick Wilde sono ormai partner ufficiali della ZPD, ma la loro collaborazione viene messa a dura prova durante un inseguimento andato male che causa ingenti danni alla città. Per salvare il proprio posto di lavoro, il Capo Bogo li costringe a frequentare una terapia di coppia per partner sotto la guida della dottoressa Fuzzby. Mentre cercano di ricostruire la loro intesa professionale, un evento senza precedenti scuote Zootropolis: la comparsa di un misterioso visitatore, Gary il serpente. L'arrivo di un rettile in una città progettata per soli mammiferi solleva interrogativi che risalgono alla fondazione stessa della metropoli. L'indagine spingerà i due agenti oltre i confini conosciuti, scoprendo quartieri nuovi popolati da specie diverse (acquatiche, semi acquatiche, ecc.) Rispetto al primo film, qui si percepisce chiaramente il tentativo di fare un passo in più. Non si parla solo di pregiudizi individuali, ma di un sistema che, nonostante le apparenze, continua a escludere ciò che è diverso. Zootropolis, quindi, resta una metafora molto efficace della società contemporanea, anche se in alcuni momenti il messaggio risulta un po' più esplicito e meno sottile rispetto al passato. Dal punto di vista visivo, invece, il film è difficilmente criticabile: l'animazione è ancora più curata, la città è più ampia, più viva, e i nuovi ambienti funzionano bene. I problemi arrivano soprattutto sul piano narrativo. La storia è più complessa, ma non sempre più efficace: alcuni passaggi risultano meno incisivi, il ritmo è un po' altalenante e si ha la sensazione che il film voglia affrontare troppi temi contemporaneamente, senza riuscire sempre ad approfondirli. Quello che però continua a funzionare è il rapporto tra Judy e Nick. La loro dinamica resta il vero punto di forza del film: più matura, più credibile e capace di tenere insieme momenti leggeri e riflessivi senza perdere equilibrio. In definitiva, Zootropolis 2 è un sequel valido, che prova ad andare oltre senza limitarsi a ripetere la formula originale. Non ha la stessa freschezza del primo film, ma riesce comunque a essere interessante e, in diversi momenti, anche incisivo. Voto 7,5/10
- Zootropolis
Titolo originale: Zootopia Data di uscita: 18 febbraio 2016 Genere: Animazione, Commedia Prodotto da: Walt Disney Animation Studios Diretto da: Byron Howard, Rich Moore e Jared Bush La storia segue Judy Hopps , una giovane coniglietta determinata a diventare il primo agente di polizia della città di Zootropolis , un'enorme metropoli abitata esclusivamente da animali antropomorfi. Nonostante l'entusiasmo e la preparazione, Judy si scontra fin da subito con i pregiudizi dei colleghi e con una realtà che tende a relegarla a un ruolo marginale. Il suo percorso cambia quando incontra Nick Wilde , una volpe truffatrice, con cui si troverà a collaborare per risolvere un caso di misteriose sparizioni. Sotto la superficie di un buddy movie investigativo, il film costruisce una riflessione lucida e accessibile su temi come il pregiudizio, la discriminazione e la paura dell'altro. Vincitore del Premio Oscar al miglior film d'animazione nel 2017, Zootropolis è una vera e propria metafora della società contemporanea: una realtà apparentemente evoluta e inclusiva, che nasconde però dinamiche di esclusione e stereotipi profondamente radicati. Il rapporto tra Judy e Nick diventa così il fulcro emotivo del racconto, mostrando come la fiducia possa nascere proprio laddove dominano diffidenza e incomprensione. Dal punto di vista visivo, il film si distingue per la straordinaria cura nella costruzione dell'ambientazione. Ogni quartiere della città è caratterizzato da una propria identità culturale e climatica, contribuendo a rendere il mondo narrativo credibile e ricco di dettagli. L'animazione è fluida e dinamica, capace di valorizzare sia le sequenze d'azione e sia i momenti più intimi. La sceneggiatura si muove con equilibrio tra ritmo e contenuto, alternando momenti comici a passaggi più riflessivi. Nonostante alcuni snodi narrativi risultano prevedibili, non compromette l'efficacia complessiva del racconto e che quindi rimane coinvolgente e ben costruito. In conclusione, Zootropolis è un'opera che riesce a parlare a pubblici diversi, offrendo una lettura immediata per i più giovani e una riflessione più articolata per gli adulti. Un film che dimostra come l'animazione possa essere non solo intrattenimento, ma anche uno strumento potente per raccontare la complessità del mondo reale. Voto 10/10
- Buffy L'ammazza Vampiri Film 1992
Titolo originale : Buffy L'ammazza vampiri Uscita : 31 luglio 1992 (Stati Uniti) Regista : Fran Rubel Kuzui Produttore : Kaz Kuzui e Howard Rosenman Casa di produzione : 20th Century Fox Genere : Horror, Commedia, Azione Il film segue Buffy Summers , una tipica cheerleader liceale della California: popolare, un po' superficiale e con degli incubi misteriosi che la assillano ogni singola notte. La sua vita cambia quando incontra Merrik , un misterioso uomo che le rivela finalmente il significato dei suoi sogni: è la nuova "Cacciatrice" e che quindi il suo destino è quello di combattere vampiri e forze oscure. Dopo iniziali dubbi sulla veridicità del suo destino, Buffy scopre una serie di omicidi misteriosi in città legati al potente vampiro Lothos e decide di allenarsi per sconfiggerlo. Con l'aiuto del ribelle Oliver Pike , Buffy prende sul serio il suo ruolo e affronta il male. Il concept di questo film è geniale: una cheerleader superficiale diventa un'eroina destinata a salvare il mondo dai vampiri. Un'idea certamente brillante e quasi rivoluzionaria per l'epoca, perché ribalta completamente lo stereotipo della "ragazza da salvare". Il problema? Non decide mai cosa vuole essere. Questo film ha sicuramente un'idea originale e iconica, con atmosfere da teen movie e qualche parte anche divertente ma non si riesce bene a capire che genere voglia essere, con personaggi poco sviluppati e un antagonista poco incisivo. Buffy l'ammazza vampiri è una sorta di bozza di qualcosa che, come sappiamo, diverrà enorme. Più che per la sua qualità, vale la pena vederlo per capire da dove nasce un mito della cultura pop. Senza questo flop, probabilmente non ci sarebbe mai stata la serie che tutti ricordano. Voto: 5/10
- Il rifugio di Lion
Titolo originale : ライオンの隠れ家 Uscita : Ottobre 2024 (Giappone) Regia : Tsuboi Toshio, Takahiro Aoyama e Masahide Izumi Produzione : TBS Sparkle in collaborazione con la rete televisiva TBS (Tokyo Broadcasting System) Sceneggiatura : Koji Tokuo e Yoshino Ichinoe Dopo la morte dei genitori, Hiroto Komori decide di prendersi cura del fratello minore Michito, affetto da disturbo dello spettro autistico in una quotidianità fatta di abitudini semplici e silenzi carichi di significato. Il fragile equilibrio della loro vita viene sconvolto dall'arrivo improvviso di un bambino sconosciuto, che si presenta con il nome di Lion. Senza sapere nulla del suo passato, i due decidono di accoglierlo temporaneamente nella loro casa, dando inizio a una convivenza tanto delicata, quanto necessaria. La presenza del bambino introduce certamente un nuovo elemento di responsabilità, ma anche una possibilità di cambiamento per entrambi i fratelli. La serie costruisce il suo nucleo narrativo attorno all'idea di essere una famiglia nata dalla scelta di proteggere e prendersi cura dell'altro. Il rapporto tra i tre protagonisti si sviluppa attraverso gesti quotidiani, incomprensioni e momenti di reciproca scoperta, mostrando come l'incontro con l'alterità possa diventare un'occasione di crescita emotiva. Uno degli aspetti centrali del racconto è il modo in cui viene affrontato il tema della diversità, in particolare attraverso la figura di Michito. Infatti la sua condizione non è trattata come un semplice espediente narrativo, ma come parte integrante della visione del mondo proposta dalla serie, che invita lo spettatore a osservare la realtà da una prospettiva più empatica e meno giudicante. Dal punto di vista stilistico, la regia privilegia un ritmo lento e misurato, lasciando ampio spazio ai silenzi e alle atmosfere. Le inquadrature insistono spesso su i dettagli e su i movimenti di vita ordinaria, trasformando la vita di tutti i giorni in uno strumento di racconto emotivo. Narrativamente, Il rifugio di Lion evita i toni melodrammatici, scegliendo invece una progressione graduale che accompagna lo spettatore nel mondo interiore dei personaggi. Il mistero legato all'identità del bambino resta sullo sfondo, fungendo più da stimolo narrativo che da vero fulcro della storia, mentre il cuore della serie rimane l'evoluzione dei rapporti umani. Nel complesso, il drama si distingue per la delicatezza con cui affronta temi complessi come l'abbandono e il bisogno di appartenenza. Piuttosto che offrire risposte definitive, la serie preferisce suggerire un percorso fatto di tentativi e fragilità, in cui ogni personaggio cerca il proprio modo di costruire un rifugio, non solo fisico ma soprattutto emotivo. 9/10
- Le rubriche di Dralfela - Videogiochi - Epic Mickey Rebrushed
Data di anteprima: 27 agosto 2024 Genere: Videogioco a piattaforme, Videogioco d'avventura, rompicapo, sparatutto, avventura. Sviluppatore: Purple Lamp Editore: THQ Nordic Serie: Epic Mickey Series Disponibile per: Playstation 4, Playstation 5, Nintendo Switch, Microsoft Windows, Xbox one, Xbox serie X/S, GeForce Now. Epic Mickey: Rebrushed rappresenta il ritorno di uno dei titoli più atipici dell'universo Disney, riproposto in una veste rinnovata che punta a valorizzarne l'identità artistica e narrativa. Remake dell'omonimo gioco del 2010, l'opera mantiene intatto il suo immaginario cupo e surreale, aggiornandolo su un comparto tecnico più moderno e una maggiore fluidità del gioco. Topolino viene catapultato nel mondo di Wasteland , un regno popolato da personaggi Disney dimenticati, rovine di vecchi cartoni animati e creature distorte dall'oblio. Qui, armato di un pennello magico, il protagonista può modificare l'ambiente circostante, cancellando e ricostruendo parti dello scenario e influenzando direttamente lo sviluppo della storia. Il giocatore è così chiamato a compiere scelte che riflettono il tema della responsabilità e della memoria, cardini concettuali dell'intera esperienza. Dal punto di vista visivo, Rebrushed , aggiorna lo stile grafico mantenendo la forte impronta gotica e malinconica dell'originale. I contrasti cromatici, l'uso delle ombre e la caratterizzazione dei personaggi contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa tra fiaba e incubo, capace di distinguersi nettamente dal consueto immaginario solare associato a Topolino. Narrativamente, il titolo conserva la sua struttura semplice ed efficace: non si limita a raccontare un'avventura, bensì costruisce una riflessione metanarrativa sull'eredità culturale Disney e sull'atto stesso del creare e distruggere. La figura di Oswald il coniglio fortunato, emblema dell'abbandono e del risentimento, funge da contraltare emotivo di Topolino, rendendo il conflitto meno manicheo e più sfumato. Sul piano ludico, tuttavia, emergono alcuni limiti. L'impossibilità di effettuare salvataggi manuali, alcune sezioni platform talvolta rigide e uno scontro finale eccessivamente lungo incidono sul ritmo complessivo dell'esperienza. Inoltre, una volta intrapresa una determinata strada narrativa, non è possibile tornare indietro nella stessa partita per modificare le proprie scelte, rendendo alcune decisioni definitive e talvolta penalizzanti. Il titolo si configura dunque come un'operazione di recupero più che di reinvenzione: un omaggio a un titolo che aveva osato proporre una visione alternativa dell'universo Disney, riproposta con maggiore cura tecnica ma senza stravolgerne la struttura originaria. Il risultato è un'esperienza affascinante soprattutto per chi apprezza le atmosfere malinconiche e le narrazioni simboliche, meno incisiva per chi cerca un platform moderno e dinamico. Voto 7/10
- The Lines That Define Me
Titolo originale: 線は、僕を描く Uscita: 21 ottobre 2022 (Giappone) Regia: Norihiro Koizumi Produzione: Naoaki Kitajima Sceneggiatura: Sho Kataoka, Nohirihiro Koizumi e Hiromasa Togami (autore del romanzo) Sosuke Aoyama è un giovane universitario segnato da una profonda tragedia personale la perdita improvvisa dei genitori e della sorella lo ha lasciato in uno stato di apatia e smarrimento. Durante un lavoro part-time in una galleria, entra in contatto con la suibokuga ( pittura a inchiostro giapponese) rimanendo affascinato dalla forza espressiva di quei tratti essenziali e carichi di significato.L’incontro con il maestro di sumi-e Kozan Shinoda rappresenta una svolta decisiva nel suo percorso: l’artista decide di accoglierlo come allievo ed introdurlo a una disciplina che non è soltanto tecnica pittorica, ma vera e propria pratica spirituale, capace di trasformare il dolore in segno, forma e consapevolezza. The Lines That Define Me visivamente si distingue per una messa in scena raffinata: la fotografia e le sequenze dedicate alla pittura sono curate con estrema attenzione, al punto di rendere il gesto artistico quasi ipnotica per lo spettatore. Le scene incentrate sulla creazione pittorica diventano parte integrante della narrazione emotiva del protagonista.Il cuore dell’opera risiede nel viaggio interiore di Sosuke. La pittura si configura come una potente metafora del suo percorso di elaborazione del lutto. Il film predilige un ritmo contemplativo e una narrazione misurata, rinunciando a facili colpi di scena per concentrarsi su una riflessione delicata e poetica sui temi della perdita, rinascita e del valore salvifico dell’arte. In conclusione The Lines That Define Me è dunque un film da assaporare con lentezza e apertura emotiva: un racconto intimo e suggestivo che invita lo spettatore a osservare il dolore non come frattura definitiva, ma come una linea da cui può nascere una nuova forma di espressione e di significato.
- Recensiamo un libro: Frankenstein
Scrittrice: Mary Shelley Prima pubblicazione: 1818 (anonima) Prima riedizione: 1831 Genere: Letteratura gotica e fantascientifica Mary Shelley scrisse Frankenstein in giovane età, in un contesto culturale segnato dal Romanticismo e dal dibattito sul progresso scientifico. Figlia di intellettuali, fu profondamente influenzata dalle scoperte scientifiche del suo tempo e da esperienze personali segnate dalla perdita e dalla sofferenza. Ma ora non indugiamo oltre e parliamo del romanzo integrale! Robert Walton, un esploratore diretto verso le regioni polari, narra le vicende sia del suo viaggio e sia di un incontro destinato a segnarlo nel profondo a sua sorella. Attraverso le sue lettere, prende forma la storia di Victor Frankenstein, giovane studioso animato da una smisurata passione per la scienza e per i segreti della natura. Victor, fin da ragazzo sviluppa una ossessione per la conoscenza assoluta. Durante i suoi studi universitari, spinto dal desiderio di superare i limiti della natura, si dedica a un esperimento ambizioso e pericoloso che avrà delle conseguenze irreversibili sulla sua vita. Il romanzo segue le ripercussioni morali, psicologiche e sociali delle azioni di Victor, con punti di vista alternati dei personaggi chiave. La narrazione si sposta tra diversi luoghi d’Europa ed è concentrata sul rapporto tra creatore e creatura. Ci sono temi importanti come la paura di ciò che non si conosce, l’isolamento, il giudicare un qualcuno dalle apparenze, il tema della responsabilità delle proprie azioni e su i confini etici del progresso scientifico. Più che essere un racconto dell’orrore, Frankenstein è un romanzo profondamente filosofico e umano, che interroga il lettore su cosa significhi essere uomini, su come nasce il bene e il male e soprattutto quanto il rifiuto e la solitudine possano plasmare un destino. Ma perché é ancora attuale questo romanzo? Perché Frankenstein affronta temi che riguardano anche la società moderna. Il libro, in particolare pone interrogativi su i limiti del progresso scientifico e sulla responsabilità morale di chi crea o scopre qualcosa di nuovo. Nell’epoca odierna, caratterizzata da grandi avanzamenti tecnologici e scientifici, risultano più che mai rilevanti le domande sollevate dall’autrice stessa. Inoltre, come abbiamo già detto qualche riga più in alto, questo romanzo riflette sul tema dell’emarginazione e del rifiuto, mostrando come la solitudine e l’esclusione possano trasformare profondamente un individuo. In conclusione, siamo davanti a un’opera complessa e profonda che invita il lettore a riflettere su temi molto importanti. Attraverso una storia intensa e coinvolgente, Mary Shelley dimostra come la vera “mostruosità” non risiede in superficie ma nelle scelte concrete e profonde dell’uomo. Voto 10/10
- Le rubriche di Dralfela - Videogiochi - Lego Horizon Adventures
Data di anteprima: 14 novembre 2024Genere: Avventura dinamica, Sparatutto Sviluppatore: Studio Gobo, Guerrilla Games, Studio Gobo Limited Editore: Playstation Studios, Sony Interactive Entertainment, Playstation Publishing LLC Serie: Horizon Disponibile per: Playstation 5, Nintendo Switch, Microsoft Windows Lego Horizon Adventures reinterpreta in chiave ironica e familiare la storia di Horizon Zero Dawn, mantenendo i temi principali ma adattandoli in un tono leggero e umoristico, tipico dei giochi LEGO. La protagonista è Aloy, una giovane cacciatrice cresciuta come emarginata nel villaggio dei Nora. Fin da piccola si interroga in continuazione sulle proprie origini e sul misterioso mondo che la circonda, dominato da macchine zoomorfe. Nel corso dell'avventura, Aloy, scopre che il mondo è il risultato di un'antica civiltà tecnologicamente avanzata ormai scomparsa. In questa avventura ovviamente avremo dei compagni che sbloccheremo man mano che andremo avanti nella storia. Graficamente parlando è un gioco fatto benissimo e nei minimi dettagli nonostante il mondo sia fatto di mattoncini. Ma sia la narrazione e sia il gioco, sono ripetitive e abbastanza noiose. La modalità cooperativa online funziona abbastanza bene, ma purtroppo il secondo giocatore è condizionato sempre dal primo... Ad esempio il giocatore uno si sposta nel lato opposto dello schermo? Beh giocatore due preparati a essere trasportato direttamente a fianco del giocatore uno. In alcuni casi può essere utile ma per altri, fidatevi che è molto fastidioso. Se siete platinatori di trofei, siete obbligati ad essere l'host della partita perché altrimenti non solo non sbloccherà niente ma è come non giocarci proprio.Avrete ovviamente delle armi speciali (tra cui il carretto degli hot dog) e alcune zone le potrete personalizzare nella mappa di gioco, prendendo anche delle decorazioni di altri titoli come LEGO City e LEGO Ninjago. In conclusione si spera che il prossimo titolo di LEGO sia molto più ricco e divertente. Voto 5/10 https://www.youtube.com/watch?v=L3_6wPzCPBw
- Wonka
Data di uscita: 14 dicembre 2023 (Italia) 8 dicembre 2023 (Regno Unito) Genere: Musical, famiglia, commedia, cinema fantastico, avventura Regista: Paul King Scritto da: Roald Dahl, Paul King Il giovane Willy Wonka è un inventore e un sognatore con un unico obiettivo: diventare il più grande produttore di cioccolato al mondo. Pieno di entusiasmo e fiducia, Wonka viene però subito raggirato dalla proprietaria di una locanda, finendo intrappolato in un sistema di debiti che lo costringe a lavorare in una lavanderia insieme ad altri sventurati. Tra questi c’è una ragazzina sveglia e determinata di nome Noodle, che diventerà la sua preziosa alleata. Insieme agli altri compagni di sventura, Wonka tenta di vendere i suoi straordinari cioccolatini per ripagare il debito e riconquistare la libertà, ma si scontra con una realtà ben più ostile: la città è infatti controllata da dei potenti e corrotti produttori di cioccolato, pronti a tutto pur di eliminare la concorrenza. Nel corso della sua avventura, Wonka farà la conoscenza di un Oompa Loompa di nome Lofty, proveniente da Loompaland e il loro rapporto sarà fondamentale per lo sviluppo della storia. Wonka rappresenta il prequel de La fabbrica di cioccolato, la celebre fiaba scritta da Roald Dahl, e racconta le origini di uno dei personaggi più iconici della letteratura per ragazzi. Il film riesce a costruire una storia autonoma, capace di ampliare l’universo narrativo senza tradirne lo spirito, puntando su un tono fiabesco, luminoso e profondamente ottimista.I temi affrontati sono numerosi e ben intrecciati: il valore della creatività come forma di libertà, l’importanza dell’amicizia e della lealtà, il conflitto tra sogni e avidità e, soprattutto, la capacità di crescere senza rinunciare alla propria immaginazione. Le musiche sono ben integrate alla narrazione, risultano scorrevoli e contribuiscono a rafforzare l’atmosfera magica del film, senza mai spezzarne il ritmo. I personaggi sono caratterizzati con cura e svolgono dei ruoli funzionali nello sviluppo di Wonka. In conclusione, Wonka è un film colorato, coinvolgente e sincero, capace di intrattenere un pubblico trasversale. Un prequel che non vive solo di nostalgia, ma che riesce a raccontare una storia positiva e ispirata, adatta sia ai grandi che ai più piccoli. Voto: 8/10
- Speciale Halloween - Nightmare Before Christmas
Date di uscita: 9 Ottobre 1993 (New York Film Festival)29 Ottobre 1993 (Stati Uniti d'America)30 Novembre 1994 (Italia) Genere: Animazione, musical, azione, film per famiglie, drammatico, horror. Regista: Henry Selick Scritto da: Tim Burton, Michael McDowell Jack Skellington (Interpretato da Renato Zero) è il re indiscusso della città di Halloween. Finita l'ennesima festa di Halloween, gli abitanti della città sono già alla progettazione del prossimo anno, ma il re delle zucche si sente perso, annoiato da tutto ciò... come se non avesse più senso il suo operato. Un giorno, mentre stava passeggiando con il suo cagnolino fantasma, Zero s'imbatte in una foresta con degli strani alberi. In ogni albero è raffigurata una festa: Pasqua, Ringraziamento, ecc...Quella che Jack decide di aprire è quella del Natale e dopo essere stato risucchiato da esso, decide di esplorare la Città del Natale. Jack ne è entusiasta: La neve, i bambini felici, le decorazioni natalizie e il famigerato Babbo Nachele ( sì, lui lo chiama spesso così!)Tornando a casa, decide di presentare a tutta la città il suo nuovo progetto di Natale e con non poche perplessità degli abitanti, inizia ufficialmente il progetto "Natale" cosa potrebbe mai andare storto secondo voi? Questo è un film musicale che ha vari temi importanti come ad esempio la crisi esistenziale, la ricerca di identità e il conflitto tra il macabro e il gioioso. Naturalmente c'è il tema dell'amore, dell'amicizia, riflessioni sulla routine e la necessità di cambiamento. Musicalmente parlando siamo davanti a un film con canzoni sensate e molto belle. Voto 10/10
- Sister Act 2- Più svitata che mai
Data di uscita: 1993 Genere: Commedia, musicale Data di uscita: 1993 Genere: Commedia, musicale Deloris Van Cartier (Whoopi Goldberg) , abbandonato il ruolo copertura da suora, riprende la sua attività come showgirl ai casinò. Una sera, durante un suo spettacolo, riceve la visita delle sue vecchie amiche del convento di Santa Caterina: Suor Maria Patrizia (Kathy Najimi), Suor Maria Roberta (Wendy Makkena) e Suor Maria Lazzara (Mary Wickes). Le consorelle dopo aver accettato di diventare delle insegnanti della Saint Francis High School, chiedono il suo aiuto per la classe di musica.Deloris allora decide di diventare insegnante di musica e di insegnare ai ragazzi tutto ciò che sa.Logicamente però nei panni di Suor Maria Claretta per evitare problemi di qualsiasi tipo.Le cose però sono meno facili del previsto, perchè la classe in questione è molto indisciplinata e non è per niente interessata al corso. Man mano però che Suor Maria Claretta dimostra alla classe di che pasta è fatta ma soprattutto dimostra il suo amore per la musica, i ragazzi decidono di collaborare.Peccato però che poco dopo, le nostre amiche suore scopriranno che la scuola rischia il fallimento!Esattamente come la prima pellicola ci troveremo a un musical molto divertente e per certi versi anche riflessivo a causa delle tematiche presenti nel film: ad esempio il rapporto complicato madre e figlia (parlando del personaggio di Rita Watson interpretata da Lauryn Hill), adolescenza e anche gli attriti che si notano nella scuola tra insegnanti e preside. Voto: 8/10
- Maboroshi
Data di uscita: 2023 Genere: Drammatico Studio: Mappa [ hanno fatto Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man e Vinland Saga] Maboroshi ci trasporta in una piccola provincia Giapponese dove, subito all’inizio del film, subisce una catastrofe. Tutto inizia dopo un grave incidente in un’acciaieria a Mifuse, in Giappone. Questo evento catastrofico ha fatto in modo che delle misteriose crepe comparissero nel cielo della città e ha dato vita a dei fumi a forma di lupo, che di tanto in tanto sigillano queste crepe. Tutto è immutato in questa città dove nessuno può più crescere e dove non si può neanche fuggire. Masamune Kikuiri sarà il nostro protagonista. Il quale all’età di 14 anni inizierà a provare dei sentimenti d’amore nei confronti della sua compagna di classe Mutsumi Sagami. Ma solo dopo aver conosciuto una ragazzina misteriosa tenuta nascosta nell’acciaieria, Itsumi l’equilibrio della città inizierà a cambiare, distruggendo a poco a poco quel mondo illusorio nel quale la città è rimasta bloccata. Quest’opera ha molte metafore e significati. L’opera stessa sottolinea molto l’orizzonte illusorio tra un mondo che non esiste più e la modernità. Poi abbiamo la tematica dell’amore che è fondamentale per il cambiamento radicale dei personaggi. Ed infine ci invita a riflettere sulla complessità delle relazioni umane perché è grazie a questo che una situazione apparentemente immutabile, si sblocca. Voto 7/10
- Un Breve Sguardo su City Hunter (a cura di Dralfela)
City Hunter: Private Eyes data di uscita giapponese: febbraio 2019 data di uscita italiana: settembre 2019 genere: azione, commedia, crime, poliziesco opera di Tsukasa Hojo diretto da Kenji Kodama A 30 anni dalla messa in onda del primo episodio di City Hunter , il nostro Ryo Saeba fa' un ritorno emozionante e nostalgico sul grande schermo. Ai Shindo, decide di chiedere aiuto al grande e misterioso City Hunter, tramite la bacheca della stazione di Shinjuku con il suo codice segreto "XYZ". Si scoprirà poco dopo che la ragazza è in serio pericolo ed essendo anche una bellissima donna, il nostro Ryo accetterà l'incarico. A complicare il tutto però, ci sarà una vecchia conoscenza di Kaori, l'assistente di Ryo che cercherà di mettersi di mezzo tra i due. Secondo voi ci riuscirà? La forza di questo film è sicuramente il legame profondo dei personaggi. Sappiamo già con certezza che lo stallone di Shinjuku, mentre ci proverà con tutte le donne che incontra, si beccherà le micidiali martellate di Kaori per raffreddare i suoi bollenti spiriti. Logicamente non possono mancare Umibozu (ossia Falcon), ex-nemico di Ryo e Miki. Entrambi ex-mercenari che oltre ad aiutare i nostri protagonisti, hanno anche un lavoro di copertura al " Cat's Eye ". Vi ricorda qualcosa, questo nome? Ebbene sì, come special guest avremo le bellissime ladre di " Occhi di Gatto ": Sheila, Katy e Tati (in originale Hitomi, Rui e Ai). Per chi non lo sapesse, anche quella è un'opera di Tsukasa. Altra cosa da notare è che la città di Shinjuku, in questo film ha molti dettagli moderni, inseriti in modo tale da farci intendere che nel mondo di City Hunter è arrivata la modernità presente nella nostra realtà (architettura avanguardista, smartphone, IA...). In conclusione, nonostante sia bene o male la forma classica di City Hunter con qualche piccola novità, non ha perso il suo smalto e funziona tutt'oggi. Voto: 8/10 --- City Hunter data di uscita giapponese: aprile 1987 data di uscita italiana: gennaio 1997 genere: azione, commedia, crime, poliziesco, sentimentale opera di Tsukasa Hojo Ryo Saeba ( Hunter nella versione italiana per le prime due stagioni) , giustiziere metropolitano combatte il crimine nell'ombra assieme al suo migliore amico, nonché collega Hideyuki Makimura (Jeff Mancinelli) a Shinjuku, in Giappone. Il duo durerà poche puntate, perché Hideyuki verrà tolto di mezzo proprio nel compleanno di sua sorella Kaori Makimura (Kreta Mancinelli). Kaori deciderà di sua spontanea volontà di aiutare Saeba nel suo lavoro. E così il sensei Hojo da' inizio a una delle serie più iconiche degli anni '80. Man mano che si procede con la storia, il legame tra i due si rafforza, nonostante Ryo sia un pervertito incallito e il martello di Kaori dovrà metterlo in riga continuamente, permettendo soprattutto a Kaori di divenire una donna forte e sicura di sé. Oltre a loro abbiamo la bella poliziotta Saeko (Selene) che ingannerà in tutti i modi Ryo, sfoderando i suoi assi nella manica per concludere alcuni dei suoi casi. Il muscoloso e forzuto Umibozu (Falcon) che avrà sempre quel rapporto amico/nemico con il protagonista e molti altri personaggi, con le loro personalità ben definite e mai banali. Ma poi, che tipo di clienti ha Saeba? Beh, per la "gioia" di Kaori, Ryo accetta quasi sempre solo incarichi dalle belle donne, dimostrando loro sia il lato " mokkori " (ovvero da pervertito) e sia il lato da sweeper professionista. Oltre alle ambientazioni disegnate e bene rifinite, quest'opera è comica, ma anche profonda. Anche la colonna sonora è fatta molto bene e logicamente in stile anni '80. Voto: 9/10 --- City Hunter: Angel Dust data di uscita giapponese: settembre 2023 data di uscita italiana: febbraio 2024 genere: azione, commedia, crime, poliziesco opera di Tsukasa Hojo City Hunter: Angel Dust è il seguito diretto di Private Eye , dove finalmente sono stati piantati i semi per il gran finale dell'opera. Rispetto all'opera precedente, che è letteralmente un ritorno ben accolto al mondo di City Hunter , questo è chiaramente il primo tassello per il finale. Finale che i fan attendono ormai da ben 38 anni! Ryo Saeba e Kaori Makimura accettano la richiesta di una certa Angie che è alla ricerca del suo gattino. Nessuno poteva immaginare che questa vicenda porterà il nostro sweeper a scontrarsi con il suo tormentato passato, dandoci finalmente qualche informazione in più a riguardo. Grazie ad Angie, la maschera da mattacchione di Saeba, incallito a nascondere sia i suoi segreti più profondi e sia i suoi veri sentimenti per Kaori, inizierà a crollare. Quest'opera, oltre ad avere le caratteristiche già decantate nelle precedenti recensioni, ha anche una componente fantascientifica. Infatti si parlerà di supersoldati, armi di distruzioni di massa, nanomacchine, etc... anche qui abbiamo delle apparizioni alquanto interessanti, ossia le ladre di " Occhi di Gatto ", come nel precedente film e un'altra banda famosissima che evito di spoilerare. Non mancheranno gli alleati storici del nostro Ryo e si tornerà anche a parlare di Hideyuki. Voto: 8/10 Si ringrazia Dralfela per la stesura dell'articolo in questione, del quale me ne sono occupato personalmente per l'adattamento al pubblico di Dejima.
- Sister Act- Una svitata vestita da suora
Data di uscita: 1992 Genere: commedia musicale Deloris Van Cartier (interpretata da Whoopi Goldberg) è una cantante di un night club coinvolta in una relazione pericolosa con il boss Vincent LaRocca. Una sera, decisa a lasciarlo lo affronta, ma finisce per essere testimone di un omicidio. Il tenente Eddie Sauter, per proteggerla, decide di trasferirla in un convento a San Francisco dove la donna dovrà fingersi suora. Dopo aver ricevuto il nome di suor Maria Claretta, inizia così la sua nuova vita, nella quale fatica ad adattarsi anche a causa dei battibecchi con la madre superiora (interpretata da Maggie Smith). Poco a poco, però, fa amicizia con le altre sorelle e diventa direttrice del coro trasformandolo in un successo capace di attirare folle di fedeli. Questa nuova popolarità, però, rischia di mettere in pericolo la sua copertura. Sister Act è una commedia musicale brillante che unisce momenti di comicità e sincera emozione. Whoopi Goldberg ci regala un’interpretazione carismatica e irresistibile, capace di far ridere certo ma anche di commuovere, mentre Maggie Smith, offre un perfetto contrappunto con il suo ruolo severo e raffinato. La colonna sonora con i brani corali reinterpretati in chiave gospel e pop, è uno degli elementi più riusciti del film e contribuisce a renderlo indimenticabile. A distanza di anni, rimane un film capace di divertire e trasmettere energia positiva, con un messaggio universale sull’amicizia, la solidarietà e il potere della musica di unire le persone. Voto 8/10
- Le rubriche di Dralfela - Retrogaming - The Day of the Tentacle Remastered
Data di anteprima: 21 marzo 2016 Genere: Avventura, videogioco d'avventura, videogioco rompicapo Sviluppatore: Double Fine Productions, Shiny Shoe Editore: Double Fine Productions, Xbox Game Studios Disponibile per: Xbox One, Project xCloud, Playstation 4, Linux, Microsoft Windows, iOs, Playstation Vita, macOS, Classic Mac OS Day of the Tentacle è un’avventura targata LucasArt che inizialmente uscì nell’estate 1993 su PC e Mac per poi ritornare in tutto il suo splendore il 21 marzo del 2016. Esattamente come il titolo precedente, ovvero Maniac Mansion, Day of the Tentacle è pieno di situazioni assurde e di gag molto divertenti, con personaggi caratterizzati in modo da renderli indimenticabili. Ma andiamo subito al sodo… di che cosa parla? Tentacolo viola, l’assistente del pazzo Dottor Fred, beve dei rifiuti radioattivi che si trovano proprio in una discarica dietro la villa. Dopo aver subito delle mutazioni (sia fisiche che mentali) decide di dominare il genere umano. Il Dottor Fred cercherà di eliminare sia lui che il tentacolo verde, ma ahimè quest’ultimo manderà una lettera di aiuto a Bernard, il classico nerd di quegli anni, e ai suoi amici ( Laverne studentessa in medicina fuori di testa, e Hoagie, un roadie appassionato di musica rock che ama fare battute di tanto in tanto). Il Dottor Fred, vedendo con i suoi occhi la liberazione dei due malvagi tentacoli, decide di mandare indietro nel tempo di un solo giorno i tre ragazzi usando la Cron-o-Binetto (sì sembra molto un gabinetto pubblico con un buco in basso e no, non serve a fare quello che state pensando, però ci arriviamo dopo). Secondo voi le cose andranno lisce? Ma naturalmente no! Perché Bernard rimarrà nel presente, Hoagie finirà 200 anni nel passato e Laverne finirà 200 anni nel futuro. Come si gioca? Day of the Tentacle è un’avventura punta e clicca LucasArts diretta da Tim Schafer e Dave Grossman, nella quale dovremo usare tutti e tre i personaggi. Sì avete letto bene, TUTTI E TRE. Avrete a disposizione un menù a tendina nel quale il personaggio che starete usando in quel momento depositerà tutti gli oggetti che prenderete. Ma attenzione: cercate di prendere qualsiasi cosa che troverete nel gioco perché arriverà il momento di doverli combinare! Ovviamente ci saranno anche “apri, chiudi, prendi, ecc…”, insomma tutte le azioni necessarie per poter progredire con il gioco. Sì, ma quindi come funziona la Cron-o-Binetto? In sostanza grazie al buco in basso, i nostri eroi possono inviarsi gli oggetti necessari nelle varie epoche per poi utilizzarli nel corretto modo e proseguire nella storia. La cosa affascinante è che basta anche solo eliminare un albero nel passato, e questa scelta si ripercuoterà anche nel futuro. Le battute e i commenti che fanno i protagonisti della storia sono esilaranti. Gli enigmi invece: alcuni sono semplici, per altri ci vuole un po’ di pazienza e ragionamento, ma nulla di impossibile! In alcuni casi bisogna anche pensare un po’ fuori dalle righe, ma il divertimento comunque rimane assicurato. Ma questa remastered è fatta bene oppure è meglio giocare l’originale e basta? La remastered in questione è fatta a dir poco in modo eccellente, ridisegnata completamente da capo da un team che ha collaborato con Peter Chan e Larry Ahern (due artisti originali del gioco). Se non vi convince la nuova grafica, potete sempre giocarci con quella originale! ( C’è un tasto che ti permette di passare dalla modalità originale a quella moderna e viceversa) Il doppiaggio e l’audio sono migliorati rispetto all’originale, mentre i nostri protagonisti parleranno solo in inglese o in tedesco, ma tranquilli, ci sono i sottotitoli multilingua e quindi potrete capire tutto comunque. Negli extra bonus hanno anche implementato sia la raccolta bozzetti, sia il commento audio dei creatori del gioco! Quest’ultimo si può attivare durante la vostra avventura sempre con un tasto. In conclusione, non fatevi scappare questa perla videoludica e se vi piace provate anche gli altri titoli LucarsArts, non ve ne pentirete. Voto 9/10
- Le rubriche di Dralfela- Videogiochi - Last Day of June
Data di uscita: 31 agosto 2017 Genere: Avventura, Indie Sviluppatore: Ovosonico Editore: 505 Games Last day of June è un gioco uscito nel 2017 è un avventura grafica con un pizzico di enigmi abbastanza interessanti e non impossibili da risolvere. La meravigliosa colonna sonora è stata realizzata dal cantante Steven Wilson. Purtroppo non posso scrivere quasi nulla sulla storia di questo piccolo "quadro videoludico" perchè rischierei di fare spoiler! La trama è incentrata sulla morte della moglie di Carl, il quale dovrà cercare di salvarla attraverso dei particolari "portali artistici" che lo porteranno indietro in quello stesso fatidico giorno... l'effetto farfalla aiuterà Carl secondo voi? Beh giocateci e lo scoprirete. Ora, aldilà di alcuni errori grafici che ho notato, come alcune ombre e ho avuto anche a che fare con determinati bug( a volte anche molto gravi..) io non me la sento di non consigliare questo titolo semplicemente perchè, logicamente parlo per me stessa, mi ha tenuta incollata fino all'ultimo nella sua atmosfera piena di emozioni e speranze. I personaggi hanno una psicologia ben marcata, sottolineata specialmente nei collezionabili dove è possibile vedere alcuni attimi delle loro vite. Non è possibile capire i dialoghi in questo gioco ma si può percepire esattamente la sfera emotiva in ogni singolo momento.
- Le rubriche di Dralfela - Retrogaming - The 7th Guest 25th Anniversary
Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019 Genere: Avventura Sviluppatore: MojoTouch; Trilobyte Games Editore: MojoTouch Franchise: the 7th Guest, The 11th Hour, The 13th Doll Disponibile per: Pc, Nintendo Switch, IOS e Android The 7th Guest 25th anniversary è un remake dell'omonimo uscito nel 1993 e pubblicato da Virgin Games. Henry Stauf è un vagabondo che, grazie a delle sue visioni, diventa un giocattolaio di grande successo. La sua fortuna però si fermerà con i primi casi di morti misteriose dei suoi piccoli clienti. Noi, insieme ad altri 6 ospiti saremo invitati nella sua villa per risolvere degli enigmi creati dal padrone di casa. Tra un enigma e l’altro, il gioco ci darà la possibilità di conoscere un minimo gli altri ospiti e piano piano avremo ulteriori informazioni su tutta la faccenda. A mio avviso però ci volevano più informazioni anche perché a fine gioco, ho iniziato ad avere tante domande che mi frullavano in testa. Il gioco di per sé fa il suo lavoro e funziona bene, peccato che delle volte mi si sia bloccato o chiuso a icona da solo. Lo consiglierei comunque? Sì anche perché l’atmosfera horror funziona ancora a meraviglia e gli enigmi erano ben fatti ed alcuni abbastanza complessi.
- La Settima Arte e la Preistoria- Il Mondo Perduto(1925)-
Benvenuti o come sempre, ben ritrovati nel caso torniate qui ancora affamati di settima arte, questa puntata sarà l'ultima prima della pausa estiva, la normale "programmazione" tornerà verso agosto, dopotutti hanno bisogno di una vacanza ogni tanto no? Dunque, per l'appuntamento di oggi de l'Angolo del Perduto, ho pensato ad un argomento che mi sta molto a cuore e si tratta del mio secondo romanzo preferito di tutti i tempi, ovvero Il Mondo Perduto(di Conan Doyle, anche se pure quello di Crichton merita a mio avviso), dunque, senza perderci in indugi vari come nostro solito, direi di passare subito all'argomento di oggi... Ammettiamolo chiaramente, se si pensa al cinema e ai dinosauri, lo spettatore medio pensa subito a Jurassic Park, lo spettatore che ne conosce di più penserà invece a "Il Mondo Perduto" storico film del 1925 e primo vero adattamento dell'omonimo romanzo pubblicato nel 1912, scritto da Conan Doyle(sì, il "papà" del celebre Holmes), il romanzo divenuto col tempo un cult assoluto tanto da dare il nome ad un intero genere, appunto Lost World-mondo perduto, ovvero quei romanzi(ma anche film o fumetti e così via) in cui si narra di un mondo dimenticato dal tempo, in cui molto spesso esistono ancora creature che oggigiorno sono estinte. Il Mondo Perduto-Il Romanzo Fotografia dalla prima edizione del romanzo, l'uomo con la barba lunga(il professor Challenger) è Conan Doyle stesso Lo scrittore Arthur Conan Doyle(1859-1930) è sicuramente e universalmente conosciuto per aver ideato e quindi scritto le avventure del celebre detective di Baker Street Sherlock Holmes, il suo personaggio più famoso, Holmes è un detective razionale e deduttivo, ovvero l'opposto di un altro celebre personaggio nato dalla penna di Conan Doyle, il professor George Challenger, descritto come burbero e poco incline alla deduzione, il personaggio ha debuttato per la prima volta nel 1912 nel romanzo "The Lost World", dapprima pubblicato a puntate sulla celebre rivista "The Strand" e successivamente raccolto in volume completo, il romanzo sarebbe arrivato anche in Italia un anno dopo con il titolo de "Un Mondo Perduto" pubblicato a puntate su La Domenica del Corriere e sempre con il medesimo titolo in forma di volume nel 1920. Raccolta di illustrazioni da "The Strand Magazine" La storia narra le vicenze del giornalista Edward "Ed" Malone e della sua straordinario avventura in un altopiano popolato da dinosauri e altre creature preistoriche, fra cui addirittura uomini scimmia e una comunità di uomini delle caverne. Malone non sarà da solo, con lui il celebre e burbero professor George Challenger, il pittoresto rivale di Challenger, il professor Summerlee(di cui non viene mai rivelato il nome per esteso, ma che in diversi adattamenti viene chiamato Arthur C. Summerlee), a chiudere il gruppo troviamo lo sport-man e cacciatore John Roxton. Seppur il Mondo Perduto non sia il primo romanzo avente per "protagonisti"(o anche antagonisti) dinosauri, infatti basti pensare all'ettrentato celebre Viaggio al Centro della Terra(Voyage au centre de la Terre) del francese Giulio Verne, pubblicato per la prima volta nel 1864 e in italiano nel 1874. Il romanzo di Conan Doyle è però indubbiamente il più iconico e oggi ricordato, anche grazie ai numerossimi adattamenti sia cinematografici che in altri media. Infatti, come dico sempre, è solo che naturale che la Settima Arte voglia adattare i più bei romanzi su schermo... I Dinosauri nella Settima Arte Poster del film(1925) Come ho già avuto modo di accennare-molto brevemente nella puntata dedicata a King Kong(di cui vi invito anche a leggere nel caso non l'abbiate già fatto), di film o meglio corti ne sono stati prodotti moltissimi, già ad inizia 1900, grazie allo stop motion(o passo uno) si è potuto far "ritornare in vita" questi colossi tanto affascinanti quanto terrificanti, ora la lista di tutti i corti con dinosauri prima dell'uscita di The Lost World, sarebbe di fatto, molto lunga... Facciamo che la teniamo buona per un altro appuntamento dell'Angolo del Perduto, ok? Ok, quindi per ora mi limiterò a citare il famoso e oggi purtroppo incompleto "The Ghost of Slumber Mountain" del 1918, co-prodotto da un celebre animatore a passo uno che conosciamo già molto bene, ovvero il famosissimo Willis H. O'Brien,The Ghost of Slumber Mountain lo possiamo classificare come il primo vero e proprio lungometraggio-mediometraggio in cui compaiono dinosauri. Manifesto di The Ghost of Slumber Mountain(1918) In effetti, a pensarci bene, se oggi i film con i dinosauri sono così famosi e sopratutto se film come King Kong ed Il Mondo Perduto stesso esistono, dobbiamo dire grazie ad O'Bie e alla sua dedizione e passione sia per lo stop motion che per la preistoria. Ma fu solo con il celebre adattamento del romanzo di Conan Doyle che il pubblico mondiale ed esteso potè ammirare questi colossi tornare in vita su schermo, per il Mondo Perduto venne usato per la prima volta su pellicola il metodo di unire sequenze con attori veri a sequenze in stop motion, per dare l'impressione che i pupazzi animati si muovessero insieme agli attori veri e propri, la stessa tecnica che verrà poi usata per il celebre King Kong del 1933. Una scena de Il Mondo Perduto, in cui l'Allosauro(o in alcune versioni un T-Rex) combatte contro un Triceratopo. Naturalmente però, essendo all'epoca la palentologia relativamente un nuovo campo, i dinosauri presenti nelle prime pellicole appaiono totalmente diversi da come oggi noi siamo abituati a vederli e immaginarli, in special modo i carnivori, venivano rappresentati con la coda che tocca terra e con una postura molto più dritta di quanto in realtà-si presume, fossero, questi dinosauri sono basati sui famosi e a mio personale avviso molto gradevoli quadri di Charles Knight(un esempio è la copertina di inizio articolo). Dopo questo adattamento, cioè quello del 1925, ne vennero realizzati una miriade del corso degli anni, molto spesso però, non fedeli al romanzo originale, il più fedele(seppur con qualche modifica al cast di personaggi) risulta questo del 1925 e qui mi ricorda vagamente quanto avvenuto per il Fantasma dell'Opera, ma comunque.. Anche per oggi è tutto cari amici e amiche lettrici, mi scuso per la brevità di questo articolo, ma ho deciso di non parlare della trama del film, perché vorrei invitarmi a vedervelo da voi, secondo me ancora oggi merita, ha un qualcosa di affascinante pensare a cosa avessero dovuto provare gli spettatori del 1925 a vedere su schermo quegli straordinari animali cancellati dal tempo, muoversi e interagire con persone... "Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- Nosferatu(1979)-Il Vampiro nel nuovo cinema Tedesco(ovvero la depressione dell'immortalità)
Benvenuti o ben ritrovati qui sul Sottobosco del Cinema, nell'angolo delle pellicole perdute o introvabili, anche se in questo relativo appuntamento, non si tratterà di una pellicola perduta ne tantomeno sconosciuta, bensì di un film ad oggi ancora molto apprezzato e amato, il Nosferatu di Werner Herzog con protagonista-e antagonista, Klaus Kinski. Questa è la terza parte di una serie di puntate dedicate ai vari Nosferatu, per tanto, prima di procedere nella lettura di questa, consiglio di andare a leggere le puntate precedenti dedicate all'originale Nosferatu di Murnau per una più facile e fluida lettura(che potete comodamente trovare andando nella sezione Sottobosco del Cinema qui su Dejima). Nosferatu Phantom der Natch (che sarebbe grossomodo traducibile come "Lo Spettro della Notte", ma intitolato in italiano come " Nosferatu il Principe della Notte ") è un film molto malinconico e a tratti potremmo quasi dire depresso, la trama segue chiaramente l'originale di Abramo Stoker, così come il Nosferatu originale di Murnau del 1922, laddove però Murnau fu costretto a cambiare nomi ai personaggi, il regista di questo "remake" può permettersi di chiamare i personaggi come nel romanzo, dato che i diritti nel frattempo erano scaduti e quindi il vampiro protagonista-e antagonista, diventa di nuovo Dracula, pur mantenendo l'aspetto e le caratteristiche del conte Orlok(in originale graf Orlok), Thomas ritorna di nuovo Jonathan Harker e così via. Già, ma come si è arrivati a questo, diciamo remake del capolavoro di Murnau? Ora lo scopriremo.. Il giovane Wener Herzog Werner Herzog(1942) ebbe l'idea di girare un effettivo remake di Nosferatu Eine Symphonie Des Grauens(1922), dato che il regista considerava il film di Murnau il miglior film mai prodotto in Germania, Herzog chiamò il suo collaboratore(e amico/nemico) Klaus Kinski(nome completo Klaus Günter Karl Nakszynski 1926-1991). Il giovane Kinski Come accennato prima, il problema dei diritti d'autore che molti anni prima portò alla quasi perdita di Nosferatu del 1922, non si poneva più, nel 1979, il romanzo ma in special modo il personaggio Dracula era entrato nel pubblico dominio. Herzog stesso ha dichiarato che volle girare un remake del film di Murnau così da collegare il vecchio ed il "nuovo cinema tedesco" di cui egli stesso fu uno dei primi e più importanti esponenti. Questo collegamento fra nuovo e vecchio. La Depressione dell'Immortalità Il tempo è un abisso profondo come lunghe infinite notti, i secoli vengono e vanno. Non avere la capacità di invecchiare è terribile. La morte non è il peggio: ci sono cose molto più orribili della morte. Riesce a immaginarlo? Durare attraverso i secoli, sperimentando ogni giorno le stesse futili cose . A dispetto di quanto si possa pensare, questo film è sì un fedele remake dell'originale, ma aggiunge anche qualcosa di suo, un tema anche molto attuale e che moltissimi avranno sperimentato almeno una volta, se vogliamo dirla tutta, la depressione. Ora, se dovessimo chiedere a molta gente se volesse diventare un vampiro, direbbe sicuramente di sì, senza pensare al lato oscuro di questo essere soprannaturale, quella immortalità che tanto brama l'uomo da secoli e secoli. Il Dracula di Kinski non è quell'essere aristocratico e sensuale che è l'originale di Stoker e neppure quel mostro distruttivo che è l'Orlok di Scheck-seppur conservi il medesimo aspetto. No, è decisamente molto più "umano", nel corso di tutto il film, si intradeve il dolore e la tristezza che il personaggio prova, come se volesse morire ma effettivamente non può, giudicando dalle sue frasi e dalla stupenda quando malinconica interpretazione di Kinski, noi- gli spettatori, possiamo effettivamente vedere la depressione di un esistenza immortale, sì, ma maledetta. Se poi, aggiungiamo che il Dracula di Kinski sia completamente solo, senza le sensuali e bellissime mogli vampire che appaiono nel romanzo e in molti adattamenti, ma che erano assenti dal film di Murnau, cosa rimane all'immortale vampiro? Nulla se non un esistenza di solitudine e malinconia, eterna, inoltre non sembra possedere i poteri che sono tipici dei vampiri e più nello specifico di Dracula, dato che durante tutto il film non si vedono mai presunti poteri effettivi, l'unico vero potere-ma più che altro effetto, è quello che aveva anche il conte Orlok del film originale, ovvero portare la peste al suo passaggio. Insomma, questa versione del personaggio è forse la più tragica e malinconica fra le molte versioni di Dracula, ma quindi si può effettivamente definire un "antagonista"? Paradossalmente si e no, seppur è vero che da una parte si intuisca che lui vorrebbe solo morire e trovare la pace definitivamente, non si suicida(o in alternativa non può per qualche istinto di sopravvivenza, seppur non ci sia un vero motivo nel film stesso), ricordiamoci che comunque questo Dracula è in ogni caso un essere malvagio e assetato di sangue, ovunque vada, porta la peste con se, effettivamente, nemmeno se volesse, potrebbe vivere in modo "normale". Nonostante alla fine del film, così come nel film di Murnau, Dracula/Orlok trovi la morte, qui si lascia intendere che non sia veramente morto, infatti la scena finale mostra Jonathan(che era stato morso varie volte da Dracula e che sta lentamente prendendo le sue sembianze, con tanto di denti davanti appuntiti) che cavalca solitario e in lontananza, probabilmente alla volta del castello di Dracula, tuttavia il dubbio rimane, se effettivamente sia ancora lui oppure lo spirito del Nosferatu abbia preso possesso del suo corpo. Jonathan cavalca nel finale del film Bene, anche per oggi, il tempo a nostra disposizione è terminato, io ringrazio tutti di avermi accompagnato in questo cupo viaggio ancora una volta. Nella prossima parte dedicatata ai Nosferatu(che dovrebbe uscire fra non molto, pausa estiva inclusa) ci occuperemo del Nosferatu del 2024, il remake(ma poi mica tanto) più recente. Alla prossima amici e amiche! "Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- The Sandman(1991)-Quando lo Stop Motion diventa Capolavoro
Benvenuti o nel caso siate di ritorno, ben ritrovati, cari amici lettori e amiche lettrici, sul Sottobosco del Cinema, dopo una settimana di pausa(nel caso non lo sappiate, a settimane alterne pubblicherò, comunque) siamo tornati qui sul Sottobosco del Cinema in una delle rare volte in cui non parliamo di pellicole perdute, ma bensì di film-o corti, sconosciuti ma che merita molto, il caso di oggi in modo particolare, posso affermare che questo è il mio corto in assoluto preferito degli ultimi decenni. Come accennato, grazie al cielo, il cortometraggio di oggi non è perduto(e qui di conseguenza ecco il motivo per cui non è inserito nella rubrica "L'Angolo del Perduto), ma è anzi, totalmente e interamente visibile su YT, parliamo del cortometraggio chiamato "The Sandman" diretto e animato da Paul Berry(1961-2001), animatore a passo uno che nella carriera ha film anche famosi come The Nightmare Before Christmas (e se questo non è umanimamente considerato a sua volta un capolavoro..), ma sto correndo troppo, vediamo di andare con calma, come sempre del resto. Il logo originale di "The Sandman" Il nome originale Sandman(in italiano "Uomo della Sabbia") si riferisce ad un personaggio folkoristico tedesco(Der Sandmann), secondo la leggenda, l'uomo della sabbia farebbe addormentare le persone, in special modo bambini, buttando loro sabbia negli occhi, spiegando come mai al risveglio spesso si abbia gli occhi simil impastati, appunto che sembra ci sia polvere o sabbia dentro, ma il cortometraggio di Berry, ha ben poco in comune con la leggenda, se il personaggio originale Der Sandmann può essere considerato un "essere" buono e innocente, il Sandman di Berry è tutto completamente l'opposto, il Sandman di Berry è una creatura diabolica e solo in parte simile ad uomo(e qui, come potete vedere o dalla copertina o dall'immagine sotto, il Sandman in questo corto mi ha sempre ricordato un pò il celebre Zanardi di Pazienza, per il naso a becco, c'entra nulla, ma era giusto per citarlo). L'Uomo della Sabbia e la sua vittima. Seppur questo cortometraggio duri si e no 10 minuti in totale, è degno di nota per alcuni motivi che interessano noi sul Sottobosco del Cinema in particolare, prima però, mi sembra doveroso analizzare la trama: Il volto dell'uomo della Sabbia appare al posto della luna Analisi di un incubo ad occhi aperti Per quanto l'interpretazione sia spesso personale e difficile da rendere, proviamo insieme ad analizzare The Sandman. Il cortometraggio presenta chiare ispirazioni di natura espressionista tedesca, a cominciare dalle inquadrature, strette e larghe che siano, ma anche e soprattuto dalla casa dove il bambino-senza nome- vive, buia e con corridoi lunghi e stretti, anche le scale, che richiamano in modo molto marcato le ambientazioni del famoso "Il Gabinetto del Dr. Caligari" o "Nosferatu", l'atmosfera è permeata da un costante senso di malinconia e angoscia, complice il fatto che nessuno dei personaggi(il bambino stesso, la madre e l'uomo della Sabbia) parlino, il tutto è lasciato ai suoni, porte che cigolano, il legno del pavimento che scricciola e alla musica, cupa e allo stesso tempo onirica, guardando questo corto, si ha l'impressione di essere quasi in un sogno-o per meglio dire, un incubo. L'antagonista, ovvero il Sandman-l'uomo della Sabbia è una figura onirica allo stesso modo, quasi una sorta di apparizione spettrale, appare e scompare a piacimento, si muove in modo molto pittoresco e presenta quasi dei tratti da fantasma sopratutto perché così come nelle varie leggende, i fantasmi fanno rumore in casa, lui fa lo stesso, allertando la vittima della sua angosicante presenza, possiede chiaramente dei poteri soprannaturali e-o almeno si ha l'impressione- che possa rendere la sua presenza ignota agli adulti, dato che la madre del bambino, nel corso di tutto il corto non si rende minimamente conto della presenza di questo ospite decisamente sgradito. Ultimo ma non meno importante, si viene a sapere che il mostro, l'uomo della Sabbia, ha una prole nel suo nido(che dovrebbe essere locato sulla luna stessa) e che gli occhi presi dai bambini servono come cibo per la sua mostruosa progenie. Tutte le vititme del Sandman, ormai senza occhi. Per chi volesse vedere il cortometraggio nella sua interezza(10 minuti totali): https://youtu.be/2Hz3QB31K_c (The Sandman su YouTube). Per quanto mi piacerebbe continuare per ore a trattare di corti a tema horror sia stop motion che non, il tempo a disposizione per oggi è giunto al termina, ma non preoccupatevi, presto arriveranno nuovi articoli e soprattutto le nuove puntate de L'Angolo del Perduto! Grazie a tutti per il vostro supporto, significa molto per noi. Non mi resta che augurarvi buona visione nel caso vediate il cortometraggio e salutarvi con un caloroso "arrivederci alla prossima!". "Il Sottobosco Vive, Lunga Vita al Sottobosco"
- Il Fantasma dell'Opera(1925)- Storia di un capolavoro e come fu adattato(2 di 2)
(Continua dalla puntata precedente..) Dunque, l'altra volta ci eravamo fermati alla storia e alle varie versioni di questo film, in breve, alla pre-produzione, ma è giunto il momento di una piccola analisi a fondo. Prima però vorrei prendere un momento per parlare del magnifico cast presente in questo film, tutti attori famosi e apprezzati all'epoca, probabilmente con Chaney primo fra tutti. Il cast principale de Il Fantasma dellOpera: In alto Lon Chaney(sinistra) Mary Philbin(al centro), Norman Kerry(destra). Sotto: Arthur E. Carewe Di Lon Chaney ne abbiamo già visto la vita e la storia nella prima parte, quindi passiamo alla bellissima Mary Philbin. Mary Loretta Philbin (1902-1993) che in questo film recita la parte di Cristina Daaè, fu un attrice molto famosa nella prima epoca del muto, ricordata oltre che per il ruolo di Cristina(o Christine) Daaè, si ricorda il suo ruolo nel film The Man Who Laughs(L'uomo che Ride) al fianco della stella Conrad Veidt. Mary Philbin ha recitato poi in moltissimi altri film, purtroppo, una gran parte di questi sono andati perduti, ultima nota, la sua carriera finì con l'avvento del sonoro, seppur(da come possiamo ascoltare nei frammenti audio de Il Fantasma dell'Opera) avesse anche una voce soava. Norman Kerry, nome d'arte di Norman Hussey Kaiser(1894-1956) nella parte dell'odiato Raoul Visconte di Chagny. Nella sua carriera ha recitato in moltissimi film, troppi da elencare, la sua carriera durò dal 1916 al 1941, recitò anche in alcuni film sonori, ma come spesso accadeva per le celebrità del cinema muto, non ebbe lo stesso successo di un tempo. Arthur Edmund Carewe, vero nome Hovsep Hovsepian(1884-1937) ne Il Fantasma dell'Opera interpreta il Persiano(o Ledoux in alcune versioni). Attore armeno attivo fin dal 1919 fino al 1936, anno in cui recitò nel suo ultimo film, sonoro. Il cast comprende anche la nipote di Carl Laemmle, chiamata Carla Laemmle(sul serio!) nel ruolo non creditato di Meg Giry. Dunque, ora che conosciamo il cast, possiamo passare alla trama, che grosso modo è praticamente identica al romanzo, con, come visto nella prima parte, qualche differenza.. Il Fantasma della Grande Opera <"Cristina Daaè è una giovane ragazza, cantante mediocre ma che misteriosamente grazie ad una figura che lei chiama "La Voce" o "L'angelo della Musica" riesce ad ottenere il successo e a superare tutte le altre cantanti della famosa Opera Garnier di Parigi. La Voce si rivela essere un uomo, con indosso una maschera che le dichiara il suo amore ed inizialmente Cristina accetta il tutto di buon grado, dimenticandosi, almeno momentanamente del suo amore, non ancora dichiarato, di una vita, il visconte Raoul di Chagny, ma l'amore è spesso ingiusto e triste e quindi non tutto andrà come prestivo. La Voce è in realtà il famigerato Fantasma dell'Opera, una leggendaria figura che si dice vaghi per il teatro Garnier, ma Cristina ben presto scoprirà che sotto la maschera si cela un pover'uomo orrendamente sfigurato, chiamato Eric e verrà rapita da quest'ultimo in un ultimo disperato tentativo di essere amato. Crisitina così contro la sua volontà infine, è costretta ad esibirsi per Eric e a sposarlo, sotto ricatto di far esplodere l'intero Palais Garnier in caso la giovane rifiuti, da li a breve però sarà salvata da Raoul e da un altrettanto misteriosa figura nota solo come Daroga o Il Persiano, infine una folla inferocita per le malefatte del Fantasma riesce a raggiungere il suo nascondiglio sotto il teatro dell'opera e in un brutale gesto di auto-giustizia lincerà il povero Eric lo getterà nella Senna"> Ci sono però alcuni appunti da fare in merito alla trama, di come abbiamo visto, della versione finale del film, innanzitutto, no non sono impazzito, se voi avete visto il film e non avete notato nessun personaggio chiamato Daroga(o Persiano) è perché il personaggio fu rinominato Ledoux(un simpatico riferimento all'autore del romanzo originale Gastone Leroux) durante la scrittura dei dialoghi per un motivo che non è ben chiaro nemmeno oggi, sappiate però che Ledoux, il personaggio interpretato da Edward Carewe, è effettivamente il Daroga la prossima volta che avrete il piacere di rivedervi questo capolavoro. Altro appunto da notare sull'effettiva trama è il cambiamento di un altro personaggio fondamentale-circa- del romanzo originale, ovvero la Carlotta, intepretata dall'attrice Virginia Belle Pearson (1886-1958), se nella versione originale è effettivamente la Carlotta, in revisioni successive venne rinominato "Carlotta's mother"(madre di Carlotta), anche qui non si capisce bene il motivo. C'èrà una volta il Fantasma, ma poi è stato perduto Sapevate che sarebbe giunto questo punto, ovvero l'elenco di tutte le scene eliminate: Nota: Non saranno presenti le scene che furono aggiunte nella seconda revisione o"Raoul Version"(vedi la prima parte per maggiori dettagli) Fra le molte, troppe scene eliminate e oggi perdute troviamo: Cristina al cimitero sulla tomba del padre, Eric poi sarebbe apparso per suonare il violino per consolarla, Raoul sarebbe stato presente, così come nel romanzo per scacciare il Fantasma. Scena in cui Raoul va a trovare la madre adottiva di Cristina, madame Valerius/mama Valerius(personaggio poi eliminato dal film finale e probabilmente intepretata dall'attrice Edith Yorke) per discutere di Cristina. Una scena di Cristina e mama Valerius insieme Breve sequenza il cui il Daroga parla con Cristina, quest'ultima appare spaventata. Raoul e Cristina che si scambiano frasi d'amore(di questa scena però esiste la traccia audio almeno) Probabilmente il peggior taglio che potessero fare, il vero finale: Eric salva il Daroga e Raoul da morte certa(dopo averla provocata però), Cristina dolcemente si avvicina al povero infelice Eric e lo bacia in fronte, a questo punto Eric, che ha compreso il fatto che in fondo Cristina lo ha perdonato nonostante tutto, decide di lasciarla andare in un finale triste ma perfetto, il Fantasma di fatto si redime e lascia Cristina vivere il suo amore per Raoul, benedicendoli e morendo proprio nel mentre la folla irrompe nel suo nascondiglio, ma al posto di essere ostili, la rabbia si placa di colpo alla vista del Fantasma, ormai morto di crepacuore. Il Fantasma libera Cristina dalla sua promessa in un ultimo atto di amore, poco prima di morire di crepacuore. "Per alcuni egli era un fantasma, per altri un diavolo e per una.. un angelo.. Ma egli sarà per sempre ricordato come il Fantasma dell'Opera! Sì come avete potuto anche notare dalla prima parte, non sono molto fecile che abbiano tagliato il vero finale, quello giusto per tutti, il Fantasma si pente, muore felice sapendo che la sua amata Cristina potrà finalmente vivere con il suo amore di sempre, nonostante tutto, io lo definerei un finale buono-circa- ma meglio di quello che abbiamo noi oggi nondimeno. Il Fantasma è tornato, ma nessuno l'ha visto Come vi avevo promesso, parliamo di alcune curiosità relative al film in ordine sparso: Era previsto un seguito di questo film, chiamato provvisoriamente "Return of the Phantom", questo, a pensarci bene, significa che Eric è sopravissuto nella Senna. Mary Philbin e tutto il resto del cast non vide il volto di Lon Chaney, solo quando nel film il Fantasma viene smascherato lo vide, la reazione che l'attrice ha, è reale, si spaventò davvero in un primo momento. Esiste una versione completamente sonora in cui anche Lon Chaney viene doppiato, uscita nel 2012 con il titolo di "Phantom of the Opera Angel of Music Edition" Il personaggio interpretato da Carla Laemmle, seppur venga indicata come semplicemente "dancer" è in realtà pensato per rispecchiare quello di Meg Giry, quindi sì anche la piccola Giry è presente nel film a conti fatti. Seppur ne venne realizzata una versione completamente in technicolor, oggi ci rimangono solo poche scene(quella del Faust e poche altre) a colori, ma negli anni a seguire ne vennero realizzate nuove colorazioni, negli ultimi anni anche in digitale. Molte scene pensate dall'originale regista Julian dovevano essere reinserite ma per qualche motivo a noi sconosciuto così non fu e di conseguenza sono oggi perdute, con solo alcune foto di scena rimaste fino a noi. Lon Chaney nell'interpretare il Fantasma una volta si ferì non gravemente, usando il filo per tenere il naso all'insù e renderlo più deforme, si tagliò inavvertitamente e sanguinò dal naso per un pò. La Universal potrebbe aver preso spunto dal film perduto Das Gespenst im Opernhaus, leggendo la recensione rimasta sino a noi(che trovate nella prima puntata di questa rubrica) ci sono tante similitudini, non solo perché il materiale di base è lo stesso, tuttavia non è certo al cento per cento che sia stato così. Il Fantasma dell'Opera è il primo vero film della serie de "I Mostri della Universal" seppur in realtà Eric non sia un mostro, ma un uomo deforme o sfigurato(a seconda delle versioni) Questo adattamento del Fantasma dell'Opera influenzò un grande attore spagnolo, Narciso Ibanez Menta(di cui abbiamo visto nella seconda puntata) da rendere possibile altri due adattamenti dedicati al celebre romanzo di Leroux, chiamati El Fantasma de la Opera. Ebbene, come vi avevo promesso, l'articolo interamente dedicato al Fantasma dell'Opera del 1925 è stato pubblicato infine, no anzi, ne sono stati pubblicati ben due a conti fatti, la parte prima e la seconda(cioè questa qui). Detto questo, io posso solo ringraziarvi come sempre del sostegno e di avermi accompagnato in questo viaggio dedicato ad uno dei film figliori mai usciti, alla prossima! " Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- Il Fantasma dell'Opera(1925)- Storia di un capolavoro e come fu adattato(1 di 2)
Benvenuti o ovviamente, bentornati nel caso torniate alla ricerca della settima arte e specialmente di quelle pellicole che ormai sfuggono molto spesso ai radar, perfino dei più entusiasti cinefili, per la puntata di oggi di L'Angolo del Sottobosco, avevo inizialmente in mente di portare un altro argomento, ma ho realizzato che serve molto più tempo per stilarlo al meglio, quindi ho deciso di trattare quello che sarebbe dovuto essere il prossimo episodio, non che questo cambi nulla certo, ma è un piccolo retroscena nondimeno. Per la puntata di oggi, torneremo ad occuparci di un personaggio che qui sul Sottobosco abbiamo particolarmente a cuore ed è probabilmente il personaggio su cui ho scritto di più in assoluto fra tutti, ovverosia-come avrete capito leggendo il titolo dopotutto- il Fantasma dell'Opera, Eric ma nell'incarnazione del 1925, interpretato dalla vera leggenda del cinema Lon Chaney. Come aspettiamo allora? Andiamo tutti a teatro! Il Fantasma dell'Opera(in originale Le Fantome de L'Opera) questo romanzo di amore e morte, scritto dal romanziere Gastone Leroux ad inizio 1900(1909) e pubblicato per la prima volta in versione completa-volume- nel 1911, la storia dello sfigurato Eric e della bellissima cantante Cristina Daaè ha fatto sognare(e rattristare) moltissimi lettori nel corso di più di un secolo dalla pubblicazione. Come ho avuto modo di citare molto spesso, si tratta del romanzo preferito in assoluto di quello che sta scrivendo ora(cioè io, che mi occupo dell'Angolo del Perduto), è più che naturale che il cinema voglia adattare questa storia immortale su schermo e come abbiamo anche visto nella prima puntata di questa rubrica, non ci volle molto perché qualcuno adattasse il Fantasma dell'Opera, ovvero quel perduto Das Phantom der Oper/Das Gespenst im Opernhaus(per maggiori informazioni potete tornare alla prima puntata de l'Angolo del Perduto: Das Gespenst im Opernhaus: Fra Leggende e Verità), infatti, perduto, quindi nessuno lo ricorda più, o meglio, i più non lo ricordano, noi qui sul Sottobosco non potremmo mai dimenticarlo. Se non dovessimo quindi contare Das Gespenst im Opernhaus che è perduto, il primo adattamento che il grande pubblico conosce sarebbe Il Fantasma dell'Opera del 1925 con il grandissimo e (forse pareggiato solamente dall'altrettanto grandissimo Narciso Ibanez Menta) Lon Chaney, giustamente soprannominato l'uomo dai mille volti(e qui, mi piacerebbe un giorno, magari non troppo lontano, parlare in dettaglio della vita e della strabigliante ma purtroppo prematuramente finita carriera di Chaney). Già, ma come è nato il progetto e come si è arrivati al film strepitoso che noi abbiamo oggi? Lo scopriremo subitissimo. Laemmle assieme a Gastone Leroux a Parigi(circa 1920s) Il tutto inizia ad inizio-scusate il gioco di parole- anni 20, il fondatore dell'ormai famosissima Universal Carl Laemmle si trova in Francia, a Parigi per una vacanza e qui incontro il celebre scrittore Leroux, quest'ultimo regala una copia del suo romanzo Le Fantome de L'Opera a Laemmle, pare che l'abbia letto in una sola notte talmente è piaciuta. Naturalmente, Laemmle che è nel mondo del cinema(dopotutto fu il fondatore della Universal) decide subito di adattarlo su pellicola, oggi non sappiamo se effettivamente conoscesse il film Das Phantom der Oper, uscito solo pochi anni prima, ma sia come sia, Laemmle vuole produrre un film basato sul romanzo di Leroux e subito pensa ad un attore che all'epoca già era leggenda per il ruolo dello sfigurato Eric, ovvero Lon Chaney. Leonidas Frank Chaney(1883-1930), a volte citato come di origine italiana sotto il nome di Leone Ciani, era il figlio di due genitori sordomuti, fin da giovanissimo entra nel mondo dello spettacolo d'apprima a teatro e poi intorno agli anni 10, al cinema, prima come comparsata su sfondo o personaggio minore, con il tempo però si fece notare per il suo talento e mimica inarrivabile, anche grazie al fatto che avesse dovuto imparare la lingua dei segni per comunicare coi genitori, oltre che per l'uso esperto del make-up, era un attore trasformista, in un epoca in cui la CGI non era nemmeno lontanamente concepita, Lon Chaney riusciva ad alterare il suo fisico e aspetto in base al ruolo che avrebbe dovuto interpretare, questo suo ci fu anche talento e bravura, oltre che come vedremo ne Il Fantasma dell'Opera, si può ammirare in moltissimi dei suoi film, a mio personale avviso però la sua più spettacolare "trasformazione" la possiamo ammirare ne Il Gobbo di Notre Dame del 1923, film in cui Chaney interpreta il gobbo Quasimodo del titolo. in cui per simulare l'andatura zoppa e la gobba sulla schiena, si mise una pesante gobba finta e una specie di protesi alla gamba. In effetti, la cosa non stupisce più di tanto, Lon Chaney è sempre stato un attore così professionale che spesso e volentieri ignorava il dolore e il disagio che questi suoi travestimenti provocavano. Chaney e il suo kit personale Tornando al nostro adattamento de Il Fantasma dell'Opera, abbiamo detto che l'idea alla base ci stava, l'attore protagonista e antagonista della pellicola pure, ora mancava solo il set e chiaramente usare il celebre teatro dell'opera Garnier di Parigi non era fattibile, si decise così di creare un enorme set negli studi della Universal, fedelmente al vero teatro Garnier, fu perfino chiamato un vero artista che lavorò al teatr (Benjamin "Ben" Carrè) per le scenografie, di questo set così impressionante e di classe, saranno molti i registi che lo useranno negli anni successivi, incluso il "remake"-solo nel nome- Il Fantasma dell'Opera del 1943, con Rains. Il regista incaricato a dirigere il tutto fu Rupert Julian, già affermato ai tempi(come vedremo però, non fu l'unico a dirigere questo capolavoro). Ora che la pre-produzione era cominciata, rimaneva però un ultimo punto fondamentale da stilare, ovvero la sceneggiatura e qui dobbiamo aprire un discorso a parte. Il Fantasma delle Sceneggiature La sceneggiatura del film, fu scritta da uno sceneggiatore già conosciuto e collaboratore di Laemmle, ovvero e. Clawson e a quanto pare, almeno nelle prime fasi di stesura avrebbe dovuto essere molto più fedele al romanzo, quasi 1:1 , con anche alcune scene che avrebbero dovuto esplorare il passato di Eric,ad esempio alcune sequenze ambientate in Persia(così come Leroux ci accenna vagamente nel romanzo), di fatto, la sceneggiatura originale di Clawson prevedeva anche una spiegazione del perché il Fantasma è sfigurato, quando nel romanzo è nato in questo modo. A mio avviso-personale sia chiaro- queste scene avrebbero un pò rovinato il personaggio di Eric, appunto senza passato, ed è vero che in molti romanzi successivi si narra del suo passato, ma nel romanzo originale viene lasciato vago e contradditorio, basti pensare che Eric(o Erik) non è nemmeno il suo vero nome. Il motivo per il quale questa sceneggiatura venne scartata fu per l'enorme costo che avrebbe richiesto nonchè lavoro, quindi riscrivendo la sceneggiatura, si arrivò al film che noi oggi possiamo ammirare, beh quasi, ma ci arriveremo presto. Il volto sfigurato di Eric interpretato da Chaney(che spettacolo di make up) Chi odia, scagli la prima pietra E' storia nota fra tutti gli appassionati che questo film ebbe un lavorazione molto travagliata e infernale, con ritardi, ripensamenti e abbandoni, ma vi è un motivo dietro a tutto chiaramente, la prima del film in versione di prova si tenne nel 1924(a San Francisco), il film fu presentato come un thriller gotico e presentava il vero finale, cosa intendo con questo? Ora ve lo spiego tranquilli. Il finale originale de Il Fantasma dell'Opera prevedeva una redenzione per la tormentata figura di Eric, di fatto il film aveva quasi un finale felice, fra molte virgolette, come nel romanzo, il Fantasma si pente delle sue azioni e avendo capito che non avrebbe mai potuto rendere felice la sua amata Cristina, decide di lasciarla andare con Raoul de Chagny e il Persiano, in modo che possa essere felice, morendo di dolore(o crepa-cuore). Evidentemente all'epoca il pubblico doveva essere molto diverso da oggi, perché questa versione del film(che includeva anche numerossime scene aggiuntive e oggi, dai lo sapete, si, perdute) fu odiata da praticamente tutti, per la verità, non riesco veramente a capire il perché di questo, ma sia come sia, il film fu un disastro alla sua anteprima e la Universal corse ai ripari.. Eric suona il violino per Cristina-scena eliminata Il Visconte dell'Opera Così come niente fosse, il film venne rimontato,togliendo purtroppo molte scene che a giudicare dalle foto rimaste molto avevano a che fare con il romanzo, possiamo dire che questa seconda versione del film sia stata trasformata letteralmente in una stupida commedia romantica, togliendo molte delle caratteristiche gotiche e per una qualche ragione, togliendo il titolo al -de facto- protagonista, ovvero Eric il Fantasma. Ebbene, probabilmente risulterà strano o addirittura ridicolo a molti ed è stato uguale per me la prima volta che lessi di queste informazioni(perartro su diverse fonti), tenetive forte ve ne prego.. In questa versione il protagonista è niente di meno che Raoul de Chagny.. Un minuto di silenzio, cos potete riprendervi, lo so, lo so, è assurdo... - - - Ok ripresi? Bene, perché non è ancora finita, lo scempio spesso non ha fine così semplice, oltre che degradare il titolare del romanzo e film stesso, vennero aggiunte varie scene e personaggi che con il romanzo, la storia di amore, dolore e morte c'entravano come il cioccolato sulla pizza margherita, non è ben chiaro perché si decise di trasformare quello che era un perfetto thriller gotico in una ridicola, dimenticabile e noiosa commedia romantica, ma sta di fatto che così fu, però una buona notizia esiste, probabilmente per la prima volta in assoluto posso affermare di essere contento che queste scene siano andate perdute e ne rimangano solo immagini di scena e fotogrammi sparsi, davvero ridicolo... Il Fantasma ritrovato, o quasi Fortuna volle che anche la seconda versione(nominalmente chiamata da me "Raoul Version") abbia fallito in pieno e così il film venne rimaneggiato una terza, ma non ultima volta, basilarmente rimuovendo tutte quelle scene senza senso con Raoul per protagonista, che d'accordo anche nel romanzo è classificabile come protagonista, ma de facto è Eric il vero protagonista. E fin qui tutto sembrava andare bene, accadde però che il regista ufficiale del film e che viene accreditato ancora oggi, ovvero Julian, ad un certo punto, o perché si stancò o per divergenze varie, prese e lasciò le riprese, così venne chiamato un sostituto, ovvero Edward Sedgwick, ma anche lo stesso Lon Chaney girò alcune scene e in modo minore contribuì anche Ernest Laemmle(probabilmente un parente del Carl visto prima), questi altri registi non sono però effettivamente accreditita da nessuna parte. Questa terza versione è semplicemente quella che noi ancora oggi possiamo ammirare, certamente non perfetta, perché per qualche motivo che nemmeno in 100 anni potrò mai capire, non presenta tutte le scene integrali ed inoltre il finale è tagliato, mutilato, rovinato, si, non si sono degnati di aggiungere il vero e sottolineo vero finale, dove Eric si redime e diventa in fin dei conti un buono, no, il finale che abbiamo noi oggi non da nessuna pietà al povero infecile Eric, lasciandolo crudele e senza speranza, condannato ad essere linciato-e forse ucciso- dalla folla inferocita. Certo lungi da me criticare(e forse sbaglio, per via della mia preferenza) dire che questo film sia brutto o fatto male, semplicemente sarebbe potuto essere mille volte più fedele-di quanto è già- al romanzo e con un finale degno, l'antagonista che si redime infine. Il vero finale del film, Eric muore di dolore dopo aver lasciato andare Cristina con Raoul. La Voce dentro te! Come brevemente accennato prima, la terza volta non fu l'ultima che il film venne rimaneggiato, accadde infatti che solo pochi anni dopo, nel 1927 venne distribuito il primissimo film sonoro(anche se in realtà già prima esperimenti vari vennero condotti) della storia del cinema, Il Cantante di Jazz, così la Universal decise di ri-distribuire Il Fantasma dell'Opera in versione sonora, vi era solo un piccolo problema, in realtà grande a pensarci, Lon Chaney, praticamente il volto che ancora oggi associamo quando vediamo quella maschera bianca non poteva tornare perché sotto contratto con la MGM, quindi come rendere sonoro un film senza l'attore principale? Il doppiaggio dirà qualcuno, ma la realtà è che benchè sicuramente possibile, il personaggio del Fantasma/Eric rimane semplicemente muto nonostante tutti gli antri attori principali tornarono per auto-doppiarsi(e si nota che non erano abituati a recitare in film sonori/doppiare), scelta azzardata probabilmente non coinvolgere Lon Chaney e qualcuno potrebbe dire anche priva di senso, ma o quello o niente, perché di fatto Lon Chaney ebbe il tempo solo di recitare in un film sonoro, avendo una voce pure molto adatta, morì prima che potesse affermarsi il sonoro completamente. Questa versione sonora è oggi perduta e.. Aspetta un momento! Ma se prima c'è scritto che si nota che gli attori erano ancora inesperti nel sonoro! Beh, sì, risulta tutt'alpiù perduta, ma, grazie a Dio, alcuni frammenti originali si possono facilmente trovare, anche su YT. Cristina smaschera Eric nella scena più iconica in assoluto riferita al film. Ma questo era solo la prima parte di un post diviso appunto in due parti, nel prossimo "capitolo" analizzeremo il film nel dettaglio e vedremo molte cusiosità. Nel caso vi chiedeste perché ho deciso di dividerla quando di solito tendo a scrivere un unico articolo, è perché risulta veramente lungo il testo che ho in mente, quindi, per non appensatire troppo la lettura, eccola spezzata in due parte distinte e facili da leggere e ricordare. Fine! Ma continua!....
- Il Costrutto Ebraico-La Trilogia de il Golem(1915-1920)
Un caloroso benvenuto e un altrettanto caloroso bentornato/a a chi torna a trovarci qui sul Sottobosco del Cinema, nell'Angolo del Perduto(alla sua ottava puntata oltretutto). Nei giorni scorsi abbiamo "viaggiato" insieme dapprima nel mondo dei vampiri(leggi puntata 5 "Dracula e la Settima Arte" e puntata sesta "Nosferatu-Come un Regista adattò il romanzo Dracula") e successivamente abbiamo fatto un viaggio indietro nell'Italia degli inizi del 1900(leggi "Orrore all'Italiana-Il Mostro di Frankenstein e altri primi film horror italiani"), ebbene quest'oggi viaggeremo idealmente di nuovo indietro nel tempo, facendo tappa nella Germania di metà anni 10, perché oggi vedremo insieme la prima vera trilogia della storia del cinema, ovvero il costrutto del popolo ebraico, il golem..! Naturalmente prima sarebbe doverosa un introduzione, come sempre andando a vedere i protagonisti o meglio, in questo caso il protagonista della nostra storia.. Questo protagonista corrisponde ad un attore molto famoso-e attivo- ai tempi del primo cinema tedesco, Paul Wegener(1874-1948) è senza ombra di dubbio un attore famoso ancora oggi, almeno fra chi apprezza il cinema degli esordi specialmente in b/w e muto(tipo me, o tu che stai leggendo, altrimenti non saresti qui a leggere di film muti e in bianco e nero no?), nella sua carriera oltre che attore della neonata cinematografia fu anche attore teatrale e regista, è ricordato sicuramente però oltre che per il bellissimo Lo Studente di Praga(Der Student von Prag) uscito nel 1913 e (molto) vagamente ispirato ad un racconto di Edgar Poe(visto ? Ultimamente fa capolino spesso Edgar qui sul Sottobosco), sopratutto per tre film molto importanti per la storia del cinema, non tanto per i temi trattati o chissà quale motivo strano, ma bensì perché questi tre film costituiscono a tutti gli effetti la prima trilogia mai creata per il mondo della settima arte.. Primo piano di Paul Wegener Il primo film della trilogia, datato 1915 uscì in un periodo in cui era già iniziato il cosìdetto "espressionismo tedesco", movimento che da lì a poco ci regalerà capolavori come il Dr. Caligari(1920) e sopratutto Nosferatu(del 1922 e che abbiamo già ampliamente-ma non definitamente- trattato). Questo film, Der Golem(in italiano Il Golem) è formalmente ispirato alla leggenda omonima ebraica, ovvero quella di un costrutto, spesso fatto di argilla o materiali simili, cui un rabbino tramite una formula magica da vita e che obbedisce ad ogni comando dato, così come al costrutto è stata data la vita, può essere tolta con un altra parola. Sebbene il film sia grossomo ispirato alla leggenda, in realtà, stando alle parole dello stesso Wegener, prende anche alcune fonti di ispirazione da un romanzo ominimo(Der Golem) uscito nello stesso anno, dello scrittore tedesco Gustav Meyrink, piccola curiosità, dopo il successo del film, il romanzo di Meyrink venne ristampato in un edizione deluxe. Furono Paul Wegener insieme ad una nostra conoscenza, Henrik Galeen ad adattare la leggenda(ed il romanzo) per un film. Pubblicità americana dedicata al film(la quale fa anche da copertina all'articolo) La trama de Il Golem è la seguente: <"Durante gli scavi al quariere ebraico di Praga, un antiquario trova la statua di argilla di un uomo, l'antiquario capisce che si tratta del famoso golem, portato in vita per proteggere il popolo ebraico tramite un amuleto, così lo riporta in vita per renderlo suo servitore, ma il costrutto si innamora della figlia dell'antiquario e quando quest'ultima lo respinge, il golem capendo di un essere altro che un costrutto impazzisce e semina il panico, uccidendo alcune persone nel mentre, alla fine cadrà da un alta torre andando in frantumi"> Per quanto riguarda il cast troviamo: Paul Wegener: Nel ruolo del costrutto, il Golem del titolo Henrik Galeen: nel ruolo di Troedh(o Troedler), l'antiquario che trova e riporta in vita la statua Lyda Salmonova: nel ruolo della bella Jessica, la figlia di Troedler di cui il Golem si innamora. E' interessante notare come alcune fonti riportino anche l'attore Carl Ebert nel ruolo di Troedler, non è ben chiaro in questo caso se si tratti di un errore o ci sia un personaggio omonimo nel film. Il Golem di Wegener ebbe molto successo all'epoca, consacrando l'attore e regista al grande pubblico, il film venne distribuito anche al di fuori della Germania, arrivando in molti paesi fra cui gli Stati Uniti sotto il titolo di The Monster of Fate(di cui potete ammirare una pubblicità dell'epoca poco sopra). Eppure nonostante la larga distribuzione ed il successo qualcosa deve essere andato storto, dato che Il Golem è quasi totalmente perduto al giorno d'oggi, infatti, ci restano pochi insignificanti minuti, dovrebbero mostrare il golem che si scatena in un attacco di follia. E' bene notare che per tanti anni ormai, gira voce secondo cui una copia intera di questo film(e del prossimo che vedremo fra pochissimo) siano in realtà in mano a un collezionista privato o ad una fantomatica cineteca, come intuite da voi, sono solo voci e nulla di più, ma sarebbe interessante sapere da dove si siano originate in primo luogo. Evidentemente già qualche anno dopo Il Golem doveva essere già scomparso o quantomeno raro, perché lo stesso Wegener decide di tornare sui suoi passi, beh circa diremmo, dirigendo -e forse recitando- in un altra pellicola dedicata al mitico protettore del popolo ebraico. Still che spesso viene associato a "Il Golem e la Ballerina" Il Golem e la Bellerina(Der Golem und die Tänzerin) viene distribuito nel 1917 ma a differenza di quello che si potrebbe pensare, non si tratta di un vero e proprio sequel, bensì una chiara parodia del film orignale(probabilmente la prima vera parodia del cinema). E' difficile parlare di questo film se comparato all'altro, dato che a differenza de Il Golem, questo Il Golem e la Ballerina è totalmente perduto nella sua interezza con qualche-presunto- stills a muta testimonianza della prima parodia del cinema, è addirittura difficile stabilirne la trama e il cast, difatti molti siti creditano Wegener nel ruolo del Golem, mentre altri creditano l'attore Rochus Gliese nel ruolo del costrutto. A grossi passi la trama dovrebbe essere la seguente: < "Un attore(che dovrebbe essere lo stesso Wegener o Gliese ad interpretare se stesso, in base a chi volete scegliere) viene a sapere che il suo film ha avuto molto successo e impressionato molta gente, così ad un party decide di vestire i panni del Golem per impressionare una ballerina che sarà presente alla festa"> Come potete leggere, il film originale(cioè il primo Golem del 1915) qui assume un ruolo nella trama, rendendo la storia possibile e purtroppo forse non lo sapremo mai veramente del tutto, a differenza dell'originale film, non risulta che questo Il Golem e la Ballerina sia mai stato distribuito all'estero-fuori dalla Germania-, sicuramente ha avuto molto meno impatto del precedente, ma non sarà l'ultima volta che il cinema tedesco vedrà il costrutto ebraico.. Foto da Il Golem:Come Venne al Mondo Nel 1920, Paul Wegener decide di dover dire ancora un ultima parola sull'ormai ruolo che lo ha reso riconosciuto e amato dal pubblico tedesco e non solo, questa volta non con una parodia ma bensì quello che è effettivamente il primo prequel del cinema. Il Golem: Come Venne al Mondo(Der Golem, wie er in die Welt kam) narra un antefatto del film originale del 1915, ambientato molti secoli prima(nella città di Praga, nel medioevo), racconta della creazione della statua d'argilla e di come venne usato dal rabbino Judah Loew per proteggere il popolo ebraico dalle persecuzioni, ma il golem impazzisce nuovamente(o meglio, in base alla storia, la prima volta) e sarà una bambina, che con innocenza aveva avvicinato il costrutto a renderlo inerme, togliendoli-in modo giocoso- il pendaglio che da vita alla statua. Per quanto riguarda la trama, è di nuovo parzialmente ispirata al racconto di Meyrink, seppur è interessante notare come abbia al suo interno il personaggio del rabbino Judah Loew(Judah Loew ben Bezalel) cui la reale leggenda del golem lo vuole come effettivo utilizzatore del costrutto. Questo film risulta fortunatamente ancora disponibile ai nostri giorni ed totalmente visibile su YT nella sua interezza. Il cerchio si è chiuso, iniziando con un film, per poi realizzarne una parodia ed infine in ultimo un prequel dell'originale, ma rimane un ultimo aneddoto da citare.. Esiste infatti un ultimo film, che però è veramente sconosciuto e di cui non si conosce lo stato attuale, il film in questione, distribuito nel 1919 ed è diretto da una nostra vecchia conoscenza ovvero, Nils Olaf Chrisander( i lettori del Sottobosco sicuramente ricorderanno il suo nome come legato ad un film che qui abbiamo molto a cuore ), prende il titolo di Alraune und der Golem(ovvero Alraune ed il Golem), quindi unendo la famosa leggenda di Alraune(una specie di donna pianta e da cui venne già tratto un film, diretto da Michael Curtiz nel 1918 e oggi beh, perduto) con la figura del costrutto ebraico. Nel cast figurebbe Paul Wegener stesso ma non è chiaro se interpreti il ruolo che l'ha reso famoso o meno, dato che veramente non si trovano informazioni concrete. Ebbene, anche oggi il tempo a disposizione è finito, io posso solo ringraziarvi per avermi accompagnato in questo viaggio fra antiche leggende ebraiche e film perduti e darvi appuntamento al prossimo episodio de "L'Angolo del Perduto", restate sintonizzati che sono in arrivo succose novità e sorpresine! "Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- Orrore all'italiana- Il Mostro di Frankenstein e altri primi film horror italiani-
Come sempre un caloroso benvenuto o ben ritrovati qui con me, sul Sottobosco del Cinema e nello specifico nel mondo de "L'Angolo del Perduto", che fra l'altro questo è il quinto(sesto se contiamo lo speciale) episodio dedicato al cinema perduto e dimenticato, grazie a tutti amici e amiche lettori e lettrici, sia per me, che per il mio collega, significa molto il supporto che voi ci date, non solo perché sia io che lui amiamo la settima arte con passione e devozione, ma anche perché questo progetto, il Sottobosco del Cinema appunto, ci accompagna da anni ormai, ma tranquilli, è ancora destinato a crescere e prosperare, anche come dicevo, grazie al supporto di voi lettori e lettrici. Dopo questa piccola-ma necessaria- introduzione iniziale, io direi che possiamo passare alla puntata vera e propria de L'Angolo del Perduto, questa volta tutto made in Italy.. C'erà una volta l'italia e il cinema con essa Parlare del cinema italiano delle origini, è un qualcosa di unico a mio personale avviso, non solo perché parliamo di qualcosa che bene o male è legato al nostro paese, ma anche perché ci sarebbe tanto da dire in merito, probabilmente per almeno 3-4 episodi di questo format*(se non di più chiaramente), ma siccome molti di questi primi corti e film italiani non sono di tematica gotica o dell'orrore e specialmente molti sono fortunatamente ancora visibili oggigiorno, noi come di consueto ci occuperemo di questi due generi nello specifico(ovvero gotico e orrore). (*Probabilmente ci occuperemo anche del film kolossal Cabiria eventualmente) Dicevamo, l'Italia nella prima cinematografia era molto presente, sopratutto nel genere strorico, infatti, nei primi anni del 1900, vevinano prodotti molti cortometraggi o mediometraggi a tema storico e basati su classici del genere, come i poemi omerici o comunque legati alla storia, del resto, è in Italia che nasce e si sviluppa il genere dei peplum(chiamato anche in inglese Sword and Sandal), ovvero quei film in cui c'è il classico eroe dei tempi antichi che deve combattere il male e proteggere i deboli, esempio pratico è Maciste, ma c'è ne sono molti altri. Dunque, tornando al nostro genere, cerchiamo di non perderci, tendenzialmente la nascita del cinema horror italiano viene fissata nel 1957, anno di uscita del film "I Vampiri"(di M. Bava), ma in realtà, come anche abbiamo già avuto modo di vedere sul Sottobosco originale, risale a molto tempo prima, almeno decenni, tracciandosi in realtà ad almeno gli inizi degli anni 1900(seppur sia vero che questi primi corti e film non siano nettamente di tematica horror, presentano molti elementi legati al genere). Il primo vero lungometraggio che potremmo allineare al genere risale al 1911 ed è un adattamento del celebre libro di Dante Alighieri, La Comedia, o meglio, il film si occupa solamente della parte relativa all'inferno e per l'epoca ricostruisce i girono in modo se mi passate il termine realistico, L'Inferno del 1911 contiene anche uno dei primi esempi di nudo femminile(e maschile ) nel cinema di un certo livello, infatti alcune donne a seno nudo appaiono(per ovvi motivi non metterò una foto, ma è facilmente reperibile online-incluso il film nella sua interezza). Questo L'Inferno come accennato poco sopra, non è strettamente un film di genere horror, ma sicuramente è gotico, essendo un adammento della prima parte de la Comedia, oltretutto appaiono vari demoni e scene nettamente forti per l'epoca, come Satana che divora i peccatori(come in un famoso quadro) e addirittura un uomo decapitato(grazie ad un ingenioso effetto, similmente a quello che il grande Melies usava qualche anno prima nei suoi corti). Questo film non va confuso con un film omonimo uscito nello stesso anno, decisamente più ambizioso(ne verrà anche fatto una versione più lunga includendo purgatorio e paradiso) ma senza il tocco sensuale, infatti non sono presenti scene di nudo. Dante e Virgilio in una scena de L'inferno(1911) Nel 1911 viene anche prodotto e distribuito il film di Arturo Ambrosini "La Maschera Tragica", vagamente ispirato ad un opera di Edgar Poe(di cui abbiamo esplorato gli adattamenti giusto due episodi fa), ovvero "La Maschera della Morte Rossa", in America venne usato il titolo omonimo originale per la distribuzione(The Masque of the Red Death). La Maschera Tragica dovrebbe essere un film perduto, dato che in rete non si trova nulla, se non menzioni-oltretutto solo in inglese-, ma non saprei dirlo con certezza assoluta. Nel corso degli anni 10 non vengono prodotti film a tematica italiani, o almeno che ci siano giunti, potrebbero essere andati perduti e dimenticati del resto. E' da segnalare un altro adattamento di un opera di Poe, uscito nel 1914 ovvero "Il Pozzo ed il Pendolo"(adattamento dell'omonima storia "The Pit and the Pendulum"). E' però con gli inizi degli anni 20 che verrà distribuito il primo vero film con il quale io fisso personalmente la nascita del cinema horro italiano, un famoso film che qui sul Sottobosco abbiamo particolarmente a cuore, mi riferisco al perduto "Il Mostro di Frankenstein" del 1920.. Manifesto francese con il titolo "Le Monstre"(Il Mostro) Il Mostro di Frankenstein del 1920, diretto da Eugenio Testa non è il primo adattamento del famoso romanzo di Maria Shelley(il Moderno Prometeo), già qualche anno prima ne uscirono due basati su questo iconico romanzo, tutti e due americani(rispettivamente Frankenstein del 1910, il primo vero adattamento e Life Without Soul del 1915). Ma ad ogni modo questo film del 1920 è il primo film horro italiano in assoluto, o almeno, che si possa totalmente legale al genere, data la presenza della Creatura(il Mostro di Frankenstein, di cui ricodiamo, non è il nome vero), è interessante notare tuttavia che nel film, stando alle informazioni reperibili, compaia anche il personaggio di Sansone, interpretato dall'allora famoso strong-man Luciano Albertini(in uno dei primi esempi di doppio ruolo, dato che interpreta anche il creatore della Creatura, ovvero il barone o dottore Frankenstein), quindi questo significa che Il Mostro di Frankenstein è sì un horror ma mischiato con il genere peplum, data la presente di Sansone, personaggio eroico molto in voga nel genere. Personalmente mi piacerebbe vedere quanto della Shelley è presente nel film.. Fra i membri del cast, troviamo attori conosciuti dell'epoca ma che oggi poco vengono ricordati: Luciano Albertini: Barone Frankenstein/Sansone Linda Albertini: Elizabeth Umberto Guarracino: Il mostro Come accennato prima, Luciano Albertini fu uno strong-man(o culturista) molto prestante fisicamente, fu la sua casa di produzione la Albertini film a produrre questo film, mentre per quanto riguarda Linda Albertini è difficile tracciare una storia concreta, dato che questo non è il suo vero nome, ma è sicuro fosse la moglie di Luciano, la troviamo spesso in suoi film ed è conosciuta per il ruolo di Sansonette(una versione femminile di Sansone in pratica). Discorso diverso per Guarracino, attore molto attivo nel cinema italiano(e tedesco) degli inizia del 1900, recitò anche nel famoso colossal Cabiria e in alcuni film su Maciste. Foto di Linda Albertini L'unica immagine rimasta fino a noi Come avrete intuito dal poster sopra, Il Mostro di Frankenstein ebbe un discreto successo, sia in patria che all'estero, venne distribuito sicuramente in Egitto e in Francia(il poster sopra è in francese appunto) e mi sembra giusto citare che per una volta tanto, sappiamo il motivo per cui il film è andato(tristemente, malauguratamente) perduto, il motivo è presto detto, fu la censura a farne uno scempio, tale da ridurre il film dell'originale durata sconosciuta a soli 30-39 minuti. Del 1920 è anche un altro film che potremmo citare, non propriamente horror o gotico, ma presenta elementi del genere, il film "La Bella e la Bestia", diretto da Umberto Fracchia, nonostamente il titolo non è un adattamento della classica famosa omonima, è solo vagamente ispirato ad un racconto omonimo, la pellicola segue le vicende di un mostro(che non è un uomo trasformato) e di una ragazza che non vuole sposarsi, il film è andato perduto(che novità, vero?). L'unica foto rimasta de "La Bella e la Bestia" Per tutti gli anni 20 non vennero prodotti altri film a tematica horror noti, questo anche per via della censura imposta dal Fascismo, dobbiamo viaggiare fino agli anni 30 per vedere un capolavoro che purtroppo oggi è dimenticato a torto, il cortometraggio "Il Caso Valdemar" del 1936, Scena de "Il Caso Valdemar" Questo cortometraggio mai ufficialmente distribuito(per la censura dell'epoca) e basato su un racconto di Edgar Poe(notate che il suo nome viene fuori spesso, sì?), il cortometraggio riadatta l'omonimo racconto "Le Verità del caso Valdemar"(The Facts in the Case of M. Valdemar) ed è forse il primo vero esempio di film body-horror ante-litteram, ma andiamo con ordine, mi sembra doveroso. Il Caso Valdemar fu diretto da Gianni Hoepli e Ubaldo Magnaghi presenta un cast composto interamente da attori oggigiorno-e forse allora- sconosciuti, di cui non si fa nemmeno spesso menzione, pur essendo noti. Scena de Il Caso Valdemar, in cui si nota il gioco di ombre. Una delle molte inquadrature oniriche presenti nel cortometraggio La trama condensa il racconto di Poe in pochi minuti ma unici, essendo un film "artigianale" e mai ufficialmente distribuito nei cinema dell'epoca, ci presenta un mondo in bianco/nero e completamente muto, nonostante il sonoro era già diffuso in quegli anni(ufficialmente dal 1927, in realtà molto prima), è evidente che la scelta di non aggiungere il sonoro ne musiche, è una scelta non casuale, per rendere il Caso Valdemar più onirico e allucinato possibile, le inquadrature giocano molto sull'ambiente(come la famosa statua) e sui volti degli attori, i quali danno sfoggio di mimica facciale esagerata e sopra le righe, proprio per rendere chiaro allo spettatore che il tutto è una vicenda strana, assurda, paurosa. Non esistono veri e propri personaggi con nomi propri, ma semplicemente vegono creditati in base al ruolo(es. dottore, comare, donna etc), l'unico personaggio nominato è il signor M. Valdemar. Un esempio dei volti "esagerati" degli attori Ma il Caso Valdemar è sicuramente conosciuto(ironicamente) ai nostri tempi per una delle prime scene gore(ci tengo a precisare, gore realistico) della storia del cinema, così come il racconto di Poe, il signor Valdemar muore miseramente ma reso su pellicola in modo decisamente impressionante per l'epoca(1936), con un intera sequenza del suo volto che marcisce, si liquefa, rivelando lo scheletro ed il teschio, questo è probabilmente il primo vero caso di body-horror e decenni prima di film come "Cannibal Holocaust" per citarne uno famoso. Tutto il processo è mostrato crudo e nudo su pellicola, con saltuari cambi sulle facce paralizzate dalla paura e all'orrore dei personaggi. Per ultimo ma non meno importante, sono felice di poter citare il fatto che questo corto non è perduto ed è totalmente visibile su YT(ma vi consiglio di andarlo vedere solo se non siete facilmente impressionabili). Dunque, per quanto mi piacerebbe continuare e ampliare discorsi lasciati senza punto, anche oggi il nostro tempo a disposizione è finito, ma non dovete preoccuparvi, di certo torneremo ad occuparci dei punti aperti in futuro, sempre qui su "L'Angolo del Perduto", io come sempre, vi dico un grande grazie per aver letto e viaggiato con me nel mondo del perduto.. Alla prossima! "Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- Nosferatu(1922)- Come un Regista adattò il romanzo Dracula
Benvenuti o ben ritrovati, come sempre qui con me sul Sottobosco del Cinema, con un altro appuntamento de "L'Angolo del Perduto", seppur l'argomento di oggi, non sia perduto nel vero senso della parola... Come ho promesso, parleremo di un grande classico del cinema gotico dell'orrore e uno dei simboli dell'espressionismo tedesco, oggi parlremo del primo adattamento del romanzo di Abramo Stoker, Dracula. Prima di continuare però, io consiglio vivamente di andare a recuperare la precedente puntata dedicata al tema di Dracula al cinema(che potete trovare sotto il titolo di "Dracula e la Settima Arte") in modo da collegarsi con la puntana odierna. Dopo questa relativamente breve premessa, è tempo di entrare nel vivo dell'argomento, com'è nato il film Nosferatu del 1922. Max Schreck(sinistra) Wilhem Murnau(centro) e Albin Grau(destra) La genesi del capolavoro Nosferatu non è legata a doppio filo con il romanzo di Abramo Stoker, almeno non inizialmente, infatti, prima ancora dell'idea di girare un film sui vampiri, ci fuono altre idee...Ma sto correndo troppo, come di consueto, è bene presentare i protagonisti di questa nostra storia. Il cinema tedesco era già molto attivo agli inizi degli anni 20, basti pensare a capolavori come Il Golem(Der Golem del 1915 ed oggi perduto) o anche al mai dimenticato, almeno qui sul Sottobosco, Il Fantasma nel Teatro dell'Opera(Das Gespenst im Opernhaus del 1916), quindi non stupisce quando nel 1921, due signori decidono di fondare una nuova casa di produzione, questi due signori sono l'architetto(e nemmeno troppo segretamente) occultista Albin Grau(1884-1971) ed Enrico Dieckmann(????-????), i due fondano quindi una nuova casa di produzione, che prenderà il nome di Prana Film. L'intento è quello di produrre film su tematiche soprannaturali e gotiche, dato il fatto che Grau fosse effettivamente un seguace dell'occultismo, inizialmente secondo alcune fonti(ma non è universalmente accettato), il loro prima film sarebbe dovuto essere a tema spiritico, cioè con dei fantasmi, ma ben presto si cambiò idea... Stando allo stesso Albin Grau infatti, lo stesso ebbe l'idea di girare un film sui vampiri da una sua personale esperienza, nell'inverno del 1916, nel pieno della Grande Guerra, il giovane Albin incontrò un contadino serbo il quale avrebbe affermato che il padre sarebbe un revenant e uno dei non-morti. Dunque l'argomento del primo film della Prana c'èrà, un film sui vampiri, già ma quale storia produrre? Non è noto se all'epoca la Prana Film conoscesse il film, oggi perduto, Drakula Halala(di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata) del 1921, ma sicuramente, è plausibile che lo conoscessero. Non è chiaro come da un film sui vampiri si sia arrivati ad un adattamento del romanzo Dracula-che all'epoca sicuramente era molto famoso e apprezzato- ma sia come sia, Grau e Dieckmann incaricano lo scrittore Henrik Galeen(1881-1949) di scrivere una sceneggiatura tratta da Dracula, scelta sicuramente molto saggia e azzeccata vista a posteriori, Galeen era già all'epoca(siamo intorno al 1921-22) conosciuto per aver co-scritto film come Lo Studente di Praga(Der Student von Prag del 1913) insieme al perduto Il Golem(Der Golem del 1915), in quest'ultimo prese anche parte come attore e co-regista. Galeen scrive adatta e scrive la sceneggiatura, ma siccome la Prana Film non aveva chiesto e pagato i diritti per adattare il romanzo alla vevova di Abramo Stoker, Florence, cambiò alcuni dettagli, come il periodo di ambientazione(se il romanzo è ambientato in epoca contemporanea, per quando fu scritto e pubblicato, vale a dire fine 1800, Nosferatu sarà ambientato negli anni 30 del 1800), il luogo dell'azione da Londra alla Germania e sopratutto i nomi dei personaggi, tutti "germatizzati". Poco tempo dopo, venne contattato il geniale regista Friedrich Wilhelm Plumpe, meglio consciuto come Murnau(1888-1931), che all'epoca era sicuramente già conosciuto per aver diretto alcuni film ma oggi andati perduti, è interessante notare come lo stesso Murnau abbia dato del suo al mito del vampirismo, infatti riscrivendo alcune pagine della sceneggiatura di suo pugno, fu lui ad introdurre alcune caratterische al vampiro e soprattutto a renderlo debole alla luce del sole, nel romanzo originale Dracula può camminare di giorno, pur a patto di essere più debole del solito. Per il ruolo del protagonista, o meglio antagonista principale venne scelto il semi-sconosciuto Max Schreck(1879 –1936) di cui attorno alla strabigliante interpretazione nasceranno molte leggende anche attuali. Il logo uffuciale della Prana Film "Nosferatu...Questo nome non suona come un urlo di morte a mezzanotte? Non pronunciatelo forte, o le immagini della vita svaniranno nelle ombre, e gli incubi aumenteranno e si nutriranno del vostro sangue" Manifesto originale realizzato da Albin Grau Così nel 1922, il 4 marzo, a Berlino viene finalmente proiettato in prima assoluta, il film Nosferatu Eine Symphonye Des Grauens(che significa grossomodo Nosferatu-Una Sinfonia D'orrore), il film, primo vero adattamento-seppur non autorizzato- del romanzo Dracula ottenne molto successo e fu molto apprezzato da critica e pubblico, ma qualcuno tramava(è proprio il caso di dirlo), infelice di questo successo, che sia torto o a ragione, lo lascerò a voi giudicare. Come abbiamo citato prima, la Prana Film non ebbe chiesto nessun permesso(e sopratuttto non ebbe sborsato un centesimo) a Florence Stoker, quindi quest'ultima fece causa al neonato studio di produzione tedesco, a quanto pare aver cambiato molti dettagli non fu sufficente per evitare una causa, nemmeno il finale totalmente diverso bastò. Il resto è purtroppo storia nota, la Prana Film fu giudicata colpevole di aver infranto il copyright e fu condannata a risarcire Florence e come se non bastasse a dover distruggere tutte le copie di Nosferatu fino ad ora distribuite. Florence Stoker avrebbe quasi reso totalmente perduto questo film se non fosse stato per la prodezza e la realizzazione di un uomo, che non volendo vedere il suo film andare perduto lo salvò, infatti Murnau stesso, chiaramente consapevole del destino che Nosferatu avrebbe incontrato, decise di salvare una copia personale del suo film e la nascose, anni dopo venne ritrovata e di conseguenza è grazie a F.W Murnau se possiamo vederci il film nella sua interezza(e nel corso degli anni venne rimasterrizato, ripulito e distribuito un infinità di volte, fino al recente -e ammetto eccellente- blu-ray di qualche anno fa). Tutto sembra lieto per come la vediamo oggi, già, ma all'epoca la Prana Film fu costretta a dichiarare bancarotta dopo aver risarcito Florence Stoker e chiuse definitavamente dopo solo un film prodotto, personalmente- sia chiaro- mi chiedo chissà quanti altri film magnifici avrebbe potuto produrre se non fosse stata costretta alla bancarotta.. Nosferatu e Dracula, i due volti del conte (Saranno chiaramente presenti spoiler, ma ormai, il film è di più di 100 anni fa e sono sicuro che pure i muri conoscano la storia dell'immortale Dracula) Max Schreck e il Dracula di Bela Lugosi Come abbiamo visto, nell'adattare il romanzo, lo scritto Galeen cambiò molti dettagli originali, ne aggiunse e ne rimosse. La principale differenza è chiaramente il protagonista(e antagonista) stesso, Dracula o come viene chiamato nel film Orlok(in originale Graf-Conte-Orlok) si presenta decisamente molto diverso dal vampiro ideato da Stoker, non solo per il nome ma anche per e sopratutto l'aspetto, se Dracula nel romanzo(e in molti adattamenti) appare come un uomo tutto sommato normale che potrebbe confondersi facilmente fra la folla, il conte Orlok è totalmente l'opposto, calvo, pallido, alto e magrissimo con unghie affilate ad artigli(la celebre scena della scala..) e orecchie appuntite, quando cammina sembra levitare ed inoltre ha il "potere"(o meglio, effetto) di portare la peste quando viaggia, con i suoi topi al seguito ed infatti Orlok non ha i canini appuntiti ma i denti davanti, facendolo assomigliare molto di più al topo che non al pipistrello. La famossima scena della scala Anche caratterialmente i due personaggi non sono uguali, se con Dracula possiamo intravedere una sorta di amore(a modo suo) verso la povera Mina Harker, il conte Orlok non prova nulla se non il desiderio di nutrirsi del sangue di Mina(o come viene chiamata nel film Hellen, o in italiano Elena). Per quanto riguarda poteri e debolezze, come accennato brevemente prima, il conte Orlok è pressochè legato alla sola notte, il Dracula originale di Stoker poteva anche camminare sotto il sole, il quale lo rendeva solo più debole, mentre Orlok(grazie all'aggiunta di Murnau) muore anche per il sole all'alba. Fra gli altri cambiamenti possiamo citare: -I comprimari sono diversi o non esistono Il personaggio di supporto Van Helsing, non compare, In Nosferatu è presente un dottore, che vagamente può essere ricondotto al celebre cacciatore di vampiri, sì, ma ha una fugace apparizione, i personaggi di Quincey Morris, Arthur Holmwood e John Seward sono presenti sotto nomi diversi ma hanno ruoli decisamente minori rispetto al romanzo originale. -Non sono presenti le mogli di Dracula/Orlok Se nel romanzo, il conte ha già tre bellissime mogli-vampire-, nel film di Murnau, Orlok è totalmente solo, anche se non sembra esserne triste(a differenza della versione di Kinski del 1979) -La peste che colpisce la città Quando Orlok approda in Germania(nell'immaginaria città di Wisburg) porta con se molti topi e di conseguenza la peste si diffonde in città, mietendo molte vite. -La morte di Mina/Elena Nel romanzo Mina riesce a vincere Dracula e a sopravvivere al diabolico vampiro, mentre nel film Nosferatu, Elena/Mina si sacrifica per salvare il marito Jonathan/Thomas, lasciandosi dissanguare mentre fuori spunta il sole. -La morte di Orlok Nel romanzo, Dracula viene ucciso dai protagonisti, mentre nel film, il conte Orlok trova la morte per colpa del sole, essendosi attartado nel bere il sangue di Elena. -Il personaggio di Renfield Seppur un personaggio pressochè uguale(chiamato qui Knock) esista, dopo metà film esso scompare di scena totalmente e senza spiegazione. Ci sarebbero poi una serie molto lunga di piccoli dettagli tipici dell'espressionismo tedesco e sopratutto tanti messaggi occultisti(opera di Albin Grau stesso), ma sono così tanti e velati che occorebbe un articolo tutto dedicato-che forse arriverà-. Prima di chiudere, avevo molto sinteticamente accennato alle leggende che giravano e ancora oggi girano sull'attore Max Schreck, ne riparleremo prossimamente, quando ci occuperemo nuovamente di Nosferatu.. "..e il miracolo si avverò: in quel preciso momento la Peste sparì, e come sconfitto dai vittoriosi raggi del sole, l'ombra del Vampiro svanì." Ebbene, come sempre, il tempo a nostra disposizione è finito, per la puntata odierna, vi ringrazio di avermi fatto compagnia e vi dico un caloroso alla prossima ! "Il Sottobosco Vive, Lunga Vita al Sottobosco"
- Dracula e la Settima Arte-I primi "adattamenti" perduti
Ah, benvenuti e/o benritrovati nel caso siate di ritorno, come sempre qui nell'angolo del perduto, io farò da guida e narratore nei nostri viaggi dedicati al cinema delle origini e molto spesso anche dedicati ai film che oggi sono andati tristemente perduti, ma come ho sempre modo di citare, mai dimenticati del tutto.. Quindi, mettetevi comodi, magari con qualche snack o bibita, stiamo per entrare in un reame da incubo, fatto di revenants e sangue... Nel mondo dei vampiri! Il mito del vampiro(come avevamo già avuto modo di accennare tempo fa, sul Sottobosco-leggi blog- originale) è antichissimo, fin dalla notte dei tempi, l'umanità ha paura del non morto, o revenant, tornato in vita per uccidere i viventi succhiando loro il sangue, continuando la sua non-vita dannata, ma se dovessimo proprio indicare quando il mito del vampiro(almeno nella sua forma moderna) sia esploso, dobbiamo conoscere uno scrittore molto apprezzato e famoso, ovvero Abramo Stoker(1847–1912). Foto- a colori posteriori- di Bram Stoker Sia pur vero che molti autori precendenti lavorarono sulla figura del vampiro, con romanzi e racconti già a partire da almeno un secolo prima della nascita di Abramo Stoker, giusto a titolo di esempio possiamo citare: Varney il Vampiro(Varney the Vampire; or, The Feast of Blood), Il Vampiro(The Vampyr) e il celebre Carmilla, avente per protagonista la vampira lesbica del titolo. Tutti questi racconti e romanzi precedenti però non ebbero una presa così potente sul grande pubblico come lo ebbe il romanzo Dracula. Edizione in lingua inglese di Dracula La storia, scritta in forma epistolare in diari e lettere dei vari personaggi racconta di un male indescrivibile e molto antico(se vogliamo identificare il Dracula del romanzo come il reale Vlad Tepes, Dracul, almeno), un male tangibile, senza pietà e destinato a perseverare nel mondo se non fermato prima, nel corso del romanzo tuttavia(a differenza di moltissimi adattamenti) il personaggio che potremmo definire sia protagonista che antagonista, ovvero il conte stesso, non viene mai approfondito molto, difatti Stoker, non spiega come egli sia diventato vampiro o il suo passato(tranne qualche piccolo dettaglio qui e lì). Il romanzo fu un totale successo, sia oggi, sia allora, pensiamo a Dracula, uno straniero che "invade" il Regno Unito, molti tendono a rivedere nel romanzo di Stoker la paura per il diverso, lo straniero, in poche parole, l'immigrazione. Non è forse logico che anche il cinema voglia trasportare questa storia senza tempo su pellicola? Dopotutto, già ai tempi di Stoker stesso ne furono adattati vari spettacoli teatrali.. Il Vampiro al cinema Sia pur chiara una cosa, di cortometraggi con personaggi vagamente vampirici erano già stati prodotti nei primi anni del 1900, ma questi ultimi solo vagamente erano vampiri, anzi, molto spesso non si trattava di veri non morti, ma di vamp(termine che indica la classica seduttrice letale, bellissima ma perisolosa, insomma, una femme fatale), come ad esempio il celebre corto di Vignola "The Vampyr"(del 1913, da non confondersi con una pellicola omonima, The Vampire), Il primo vero film indicato come avente per protagonisti(o meglio, antagonisti) creature vampiriche, sarebbe un film tedesco del 1916(e qui mi sembra famigliare mh), ovvero Una Notte di Orrore( Nächte des Grauens ), film oggi perduto(e anche qui mi sembra di averlo già sentito), il film in questione risulterebbe il primo film in cui compaiono i classici vampiri con canini lunghi e appuntiti. Ma tutti questi non hanno niente a che fare con Dracula, per il primo vero adattamento su schermo di Dracula dovremmo aspettare il film Nosferatu del 1922, di cui però non andremo ad analizzare in questa puntata, perché? Beh, mi sembra ovvio, Nosferatu merita un articolo tutto per se. Ebbene, qui ci concentraremo sugli altri pochi adattamenti e non che furono prodotti o così pare almeno, prima del capolavoro di Murnau, pronti? Pronti! Qui vorrei un attimo di attenzione, le fonti e le informazioni sono veramente molto confuse, ma io come sempre cercherò di guidarvi al meglio che posso permettermi, non preoccupatevi. Riproduzione del presunto poster originale Dunque, il primato per il primo vero adattamento di Dracula, andrebbe condotto a tre presunti film, tutti -a quanto si dice- prodotti nel 1920 e questi sono: Drakula((Дракула) Film realizzato nella Russia del 1920. Dracula(Drakula ) Film ungherese(da non confordersi con Drakula Halala, di cui vedremo a breve) Dracula Film realizzato in Romania, ovvero nella patria del vero conte(o almeno, se continuiamo a vedere il personaggio come Vlad Tepes) Il fatto è che, di questi film non sappiamo assolutamente niente, non esistono stills, non esiste un cast noto, non esiste nessuna vera informazione concreta ma solo fugacissime menzioni in merito. Quello più "famoso" dei tre è sicuramente il Drakula russo(poster sopra) e qualche anno fa addirittura si vociferava che fosse stato ritrovato, ma alla fine fu solo un falso, o meglio, un semplice omaggio. Il Drakula che omaggia il presunto film del 1920 Per quanto riguarda gli altri due,quello romeno e quello ungherese addirittura si fatica a trovare pure menzioni degne di nota, tanto che secondo i più non sarebbero veramente mai esistiti, dunque se non dovessimo contare questi tre (presunti) film, il primo lungometraggio in cui comparirebbe il personaggio sarebbe il Drakula Halala citato prima, anche se non un vero adattamento... Novelizzazione del film Dicevamo, la prima pellicola in cui compare il vampiro, Drakula Halala(che significa grosso modo "La Morte di Drakula) è un film austro-ungherese del 1921, diretto dal regista (oggi pressochè sconosciuto, alzate la mano se lo conoscete) Károly Lajthay ed è (tanto già lo sapete, o avrete indovinato) tristemente andato perduto. La Morte di Drakula, fu scritto oltre che dallo stesso regista Lajthay anche da un altro, diciamo famoso regista, Mihály Kertész, sicuramente il nome dirà molto poco o anzi, nulla ai più, vi dico allora che Mihály Kertész diventerà famoso in America come Michael Curtiz. Dicevamo del film, il quale non è assolutamente un adattamento del romanzo di Abramo Stoker, difatti, non c'entra assolutamente niente con il libro, a pensarci a fondo, potrebbe essere questo il motivo per il quale questo film non subì l'ingiusto fato di Nosferatu.. Del perché sia andato perduto, non ci rimangono molte teorie sensate, dato che come accennato sopra sicuramente non fu denunciato dalla vedova di Abramo Stoker, è possibile che semplicemente non avessero molta cura nel conservarlo o che andò distrutto o ancora che una copia possa esistere. La storia..: La diabolica cerimonia nuziale Questa sinossi qui sopra, tuttavia, è la versione che si può leggere sulla novelizzazione ufficiale del film, pubblicata poco tempo prima(o dopo) l'uscita del film. Parlando a ragione del cast, è noto: Paul Askonas nel ruolo di "Drakula" Margit Lux(o Lena Myll a seconda delle fonti) nel ruolo di Mary Dezső Kertész nel ruolo di George, il fidanzato di Mary Carl Goetz nel ruolo dell'Uomo Buffo(o Uomo Divertente) Paul Askonas è "Drakula" (molto probabilmente) Drakula si introduce nella camera della giovane Mary in uno still sopravvisuto Ultima cosa da notare, qualche anno fa è uscito un remake di questo film, basato chiaramente sul libro ufficiale del film. Il remake in questione è molto ben strutturato come allora, cioè muto ed in bianco e nero con estremo uso della mimicità facciale e corporea. Anche oggi, il tempo a disposizione si è concluso cari lettori e lettrici, io mi auguro vivamente che abbiate apprezzato questo nostro viaggio nel mondo del vampirismo e del cinema(perduto), come sempre non posso che ringraziare per aver ascoltato, o meglio, letto e dirvi un cordiale.. Alla prossima ! "Il Sottobosco Vive, lunga Vita al Sottobosco"
- Edgar A. Poe e la Settima Arte
Benvenuti o nel caso torniate a visitare "L'Angolo del Perduto", bentornati, è stato un periodo molto incasinato per me questo, ma sono molto felice di poter tornare a scrivere qui sul Sottobosco del Cinema, come ho già avuto modo di citare spesso, il Sottobosco per me è una sorta di seconda casa se così vogliamo dire, ma non perdiamoci in convenievoli(che per altro, per chi fosse interessato alla storia sia di questa rubrica che del Sottobosco più in generale, può recuperare i due speciali dedicati all'anniversario, nuff said!), buttiamoci direttamente nel nostro angolo preferito, quello dei film perduti! Anzi... Come sa chi legge da molto il Sottobosco del Cinema, amo dare un introduzione prima di passare al vero argomento. Foto di Edgar Poe Dell'uomo e dello scrittore Edgar Allan Poe si potrebbe dire molto e di più, come ad esempio il fatto che fu uno scrittore geniale per il suo tempo oppure che potrebbe essere considerato come uno dei padri del genere gotico nella letteratura(seppur non il primo a trattare questo genere, Poe ha dato molto in esso), con racconti e romanzi come: La Maschera della Morte Rossa, il Pozzo ed il Pendolo o alla bellissima Il Corvo(The Raven in originale), ma non fu solo fra i padrei del genere gotico, infatti Edgar Poe scrisse anche alcune opere di tematica gialla, quando ancora non era così diffusa, siamo anni e anni prima della "nascita" di personaggi come Sherlock Holmes o Hercule Poirot dopotutto. Edgar Poe(1809 –1849) è stato un uomo sfortunato, sia nella vita, che nella professione di scrittore, seppur di talento non ricevette mai il merito che avrebbe meritato in vita, seppur durante la sua vita fosse conosciuto, la vera gloria, come spesso accade, arrivò dopo la sua prematura quanto misteriosa morte, avvenuta all'età di soli 40 anni e in circostanze mai veramente chiarite, ancora oggi effettivamente non sappiamo come lo scrittore morì, ma esistono varie ipotesi e speculazioni in merito, ad esempio alcuni puntano il dito sull'alcolismo di cui Poe soffriva(è da citare il fatto che, tuttavia, al momento della morte, Edgar non era più un forte bevitore come lo era stato ai tempi in cui la cugina e moglie, Virginia Cleem Poe morì), mentre altri citano in causa una rapina finita male e altri ancora ad una sorta di complotto( Poe fu trovato in chiaro stato delirante e con vestiti che non erano i suoi). Quale sia la verità dietro alla prematura scomparsa di Poe, la sua leggenda ed eredità ancora vive tutt'oggi, sia in romanzi, che in, esatto, film.. La Settima Arte e le opere di Poe Il Pozzo ed il Pendolo, film del 1913. Come spesso accade, il cinema tende a prendere classici e non della letteratura per adattarli a schermo, plasmare mondi che prima si potevano solo immaginare(o comunque vedere statici in dipinti etc), basti pensare che anche nel così detto "pre-cinema" ovvero prima della vera presa della Settima Arte, furono già adattati vari racconti e fiabe, pensiamo ad esempio al lavoro del pioniere George Melies(di cui avevamo già trattato sul Sottobosco originale, ma che sicuramente riprenderemo prima o poi). Giusto a titolo di esempio, possiamo citare corti realizzati da Melies su: il Faust di Goethe(Marguerite et Faust del 1897) Barbablu( Barbebleu del 1901). Quindi è logico che anche le opere di Edgar Poe furono adattate su schermo e questo, già ad inizio 1900 e siccome la lista di opere direttamente basate su film o sulla vita di Poe stesso è molto lunga, noi ci concentreremo sulle prime e più sconosciute al giorno d'oggi. Pubblicità di Edgar Allen Poe Edgar Allen Poe, corto del 1909 Il primo film, no, sarebbe meglio dire cortometraggio, dedicato a Poe di cui ci sia giunta notizia risale al 1909, diretto da D.W. Griffith e con il titolo di Edgar Allen Poe(anche sui manifesti dell'epoca è riportato scritto Allen, forse un errore di battitura), il corto tuttavia non si concentra su un opera in particolare ma sulla vita dello scrittore stesso(interpretato dall'attore Herbert Yost), concentrandosi sulla realizzazione del capolavoro "Il Corvo" e la morte dell'amata moglie e cugina Virginia, Edgar Allen Poe è tutt'ora visibile per chi volesse vederlo ed è facilmente reperibile anche su YT. Edgar Allen Poe fu realizzato per celebrare il centenario della nascita del famoso scrittore(1809-1909) ed è notevole e molto "fortunato" il fatto che oggi sia ancora disponibile perché era insieme ad un altro film, come accadeva spesso ai tempi, detto "double-features" ovvero due film(o cortometraggi) proiettati insieme, anche qualora non c'entrassero niente fra di loro. Si possono poi trovare alcune menzioni di film successivi , si tratta di cortometraggi di cui non ho potuto reperire alcuna informazione precisa, se non mere menzioni, ma ritengo sia giusto citarli, come ad esempio un adattamento de "Il Pozzo e il Pendolo" realizzato in Italia nel 1910(eh sì, anche noi ci facevamo valere nel cinema!), oppure il primo(o almeno che noi conosciamo) adattamento del famoso "I Delitti della Rue Morgue"(in originaleThe Murders in the Rue Morgue), uscito nel 1914. Un film da menzionare assolutamente è quello diretto nel 1913 dalla francese Alice Guy(al secolo Alice Ida Antoinette Guy), una delle prime donne a divenire riconosciute registe, il film in questione, chiamato The Pit and the Pendulum(Il Pozzo e il Pendolo in italiano) e basato sull'omonima novella. Considerato perduto, un rullo(che dovrebbe corrispondere al primo atto) è stato riscoperto, ma il resto del film(o mediometraggio) è tutt'ora perduto. Alcune foto di scena da Il Pozzo e il Pendolo del 1913 Manifesto de "The Avenging Coscience" del 1914 Il primo vero lungometraggio oggi conosciuto basato su un opera di Poe viene prodotto e rilasciato nel 1914, "The Avenging Coscience"(in italiano più o meno "La Coscienza della Vendetta o la Coscienza Vendicatrice"), basato sul racconto The Tell Tale Heart(in italiano Il Cuore Rivelatore) e diretto anche questo dal famoso D.W. Griffith(sicuramente ancora oggi molto famoso, soprattuto per il controverso film "Intolerance"). Manifesto dedicato al film "Il Corvo" del 1915 Still da "Il Corvo" 1915 E' da segnalare un ultimo film dedicato al genio di Edgar Poe, dedicato nel vero senso della parola, così come Edgar Allen Poe del 1909, questo The Raven(in italiano, Il Corvo, appunto) nonostante il titolo, è un altra pellicola biografica sul famoso scrittore, seppur sia decisamente romanzata, da segnalare che comunque, nel film dovrebbe comparire effettivamente in alcune scene una rappresentazione della poesia da cui il film prende il titolo. In questo caso Edgar è interpretato dall'attore Henry Walthall. Ma questi erano solo alcuni dei tantissimi film dedicati al grande Edgar Poe e ai suoi incubi gotici o gialli da maestro, ma bastano per dimostrare come le opere di uno scrittore non troppo considerato in vita, siano entrate nell'immaginario collettivo e ancora oggi, così come ieri, continuino ad ispirare e far sognare(o avere incubi, dipende). E anche oggi, cari lettori e lettrici, siamo giunti al saluto finale per l'appuntamento con "L'angolo del Perduto", sia pur vero che molti dei cortometraggi e film di cui abbiamo discusso in questo episodio siano ancora tutto sommato visibili, ho voluto dedicare una puntata ad uno dei miei scrittori preferiti. Detto questo, io vi ringrazio per avermi fatto come di consueto compagnia qui nell'angolo dove il perduto è di casa e dove le nebbie del tempo possono far dimenticare capolavori o semplici film..Alla prossima !! "Il Sottobosco Vive, Lunga Vita al Sottobosco"
- Scontro tra Professionisti (Clash of the Professionals, 1985-88?) | Interminabile Connubio tra Cazzotti e Proiettili
Regia: Yang Ching-Chen Sceneggiatura: Nelson Wong Produttore: Jimmy Wang Yu Direttore di Produzione : Gai Ming Fotografia: Chang Shih-Chun Montaggio: Chen Bo-Yan Musiche: Huang Mao-Shan Trucco: Chan Yuk-Fung Costumi: Sheng Ts-Tsan Finalmente ho l'onore di parlare nuovamente di Jimmy, avendo già trattato di lui nel " A Man Called Tiger " di Lo Wei, qui tra le mani del Tony Lou taiwanese. Con all'attivo un totale di 14 films da regista e 6 da assistente alla regia, inizia la sua carriera con quest'ultimo mestiere nel musical poliziesco di " The Singing Thief " (1969) a firma Shaw , per poi tornare a Taiwan per esordire come regista nel wuxia di " The Dragon and Tiger Joint Hands " (si presume sia stato rilasciato nel 1973), tra l'altro prodotto da lui stesso. Sceneggia i suoi due films successivi, " The Champion " e " Cantonese " dello stesso anno, per poi continuare con il genere fino al termine degli anni '70: dopo quasi 5-10 anni di assenza, ritorna con l'opera in questione che tratterò a breve e si ritirerà definitivamente dal cinema con " The Drug Hunt " (1995). L'investigatore privato Kang (Jimmy Wang Yu), assieme al suo amico giornalista, viene chiamato a indagare su un apparente caso di adulterio e inizia a raccogliere indizi: farà così conoscenza di Donna ( Tong Na ), un'artista di un night club che viene arruolata come spacciatrice per il capo di un potente cartello della droga che opera tra Taiwan e il Giappone. Una volta che Kang gli salva la vita e la disintossica, egli si innamorerà di lei... ma il cartello vuole indietro Donna. Impossibile rimanere seduti, durante la visione del film. L'adrenalina regnerà indiscussa per ogni fotogramma, anche grazie alle locations non convenzionali: da una pista di pattinaggio sgomberata a tempo record in un resort sciistico al retrogusto di piombo, Jimmy riuscirà sempre a decimare chi lo ostacolerà nel suo iter per disintossicare Tong. Caratterizzazione inesistente dei personaggi, così come per la sceneggiatura, ma per films come questi non bisogna preoccuparsi: in questo cammino addolcirà il tutto la fotografia che si riempie di panorami sia al naturale che delle megalopoli del trittico Hong Kong-Taiwan-Giappone, dai colori accesi e sempre in movimento tra angoli olandesi e dai neon scintillanti dei grattacieli. Nella versione che ho potuto visionare, il montaggio salta in alcuni punti ed è troppo confusionario, ma viene salvato dalle musiche che non vogliono mollarci per alcun motivo dalla vendetta da compiere di Jimmy. Ci vorrebbero più investigatori come Jimmy per ripulire il marcio da Taiwan e dintorni. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del sito!
- Gli Assassini Devono Morire (Killers Must Die, 1988) | Copia Taiwanese del "The Killer" di John Woo
Regia: Tsang Jau-Shyun Produttore: Hon Kwok-Choi Casa di produzione: Mascot International Film Coreografie: Siu Yuk-Fei Fotografia: Chui Dung-Heung, Siao Kwan-Fook Montaggio: Chow Tak-Yeung Musiche: Siu Lung Trucco: Ching Yuk-Fung Oscura produzione taiwanese dove il regista Tsang è alla sua prima ed ultima esperienza omonima e la casa produttrice ha prodotto solo due films in tutta la sua breve esistenza: l'ultimo risale al 1992 e si intitola " Desperate Duo ". Interessante anche la trama che replica quella funesta dell'assassino di Woo, ancora prima che fosse uscito nelle sale a Hong Kong. I fratelli Hsiu Lou ( Robert Mak ) e Chi Fei ( Siu Yuk-Fei ), dopo avere trascorso la loro infanzia ad essere stati addestrati da un boss malavitoso per divenire dei sicari professionisti, tornano a Taiwan per vendicare la sua morte: tradito ed assassinato da due suoi colleghi dopo una compravendita d'armi. Subito la polizia sospetta che Hsiu sia tornato nel paese e mette subito sotto protezione la testimone Yin ( Toko Okawa )... ma lei si innamora di Hsiu e quest'ultimo, tramite ordini dall'organizzazione, ha il compito di assassinarla. Per complicare ulteriormente il tutto, il boss rivale Ku ( Tian Ming ) ordina al suo braccio destro Lung di togliere di mezzo il trio, assieme ad altri professionisti... Miscela esplosiva tra hitman movie e triad movie che non si fa' problemi a dirci che è stato girato a basso costo e dove la sceneggiatura è inesistente, l'importante è l'azione non-stop con lo spettacolare dinamismo del duo Robert-Siu nel decimare la banda rivale con la loro astuzia. Astuzia che farà i conti con la durezza dei professionisti schierati nei loro confronti, consumati dalla vendetta e sfrontati nelle mosse ad alto impatto... soprattutto dalla presenza femminile di Lin Gwai-Yuet , qui al suo esordio e dalla sua agilità alla Michiko nel tirare cazzotti memorabili. Degna di nota la fotografia che cattura alcuni scorci interessanti di Taiwan, oltre ai bellissimi titoli di testa grondanti di rosso dalle armi usate da ambedue le parti, spettacolari come la colonna sonora " copy-paste " che prende in prestito anche il leggendario tema di Ah-Long , nonostante sia uscito un anno dopo. Montaggio curato nelle scene di esecuzione, ma che invece viene tralasciato nei punti deboli... Nel complesso è un film ben fatto, che non stanca per nulla nel suo riproporre una formula usata e in gran parte scontata, diversificata da altri autori sconosciuti del doppio genere. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del sito!
- Punto di Non Ritorno (No Way Back, 1990) | Poliziesco d'Azione dall'Atmosfera Funesta
Regia: King Lee Sceneggiatura: Johnny Lee Produttore: Billy Chan, Gam Cheung-Kuen Casa di produzione: Hatract Films LTD Distribuzione: Golden Princess Amusement Co. LTD Coreografie: King Lee, Ng Min-Kan, Ka Lee, Wong Kim-Bun Fotografia: Ng Man-Ting Montaggio: Cheung Bei-Tak Musiche: Richard Yuen, Lowell Lo Trucco: Amy Au-Yeung Suk-Lan Costumi: Ma Kam-Shim --- Data di rilascio: 25 maggio 1990 Incasso: 2,584,294 dollari (296.078 euro) Trattasi del secondo lavoro su grande schermo di King, che ho già avuto l'onore di trattare nel remake hongkonghese di Top Gun , dove qui compare anche come agente di polizia e ne cura le coreografie. E se eravate in cerca di Danny Lee, per via del suo volto nel poster, sfortunatamente appare per due volte in tutta la pellicola ed è poco più di una comparsa. Kong (Max Mok) e Keung (Dick Wei) sono due agenti di polizia che lavorano per il loro corrotto superiore David ( Lung Fong ), soprattutto Keung lavora sotto copertura per smantellare un colossale traffico di droga messo in piedi dallo stesso superiore assieme al gangster Hung ( Shum Wai ), invece di mettere a tacere la gang rivale guidata da Cheung ( Lam Wai ). Una volta tolto di mezzo Keung, Kong decide di investigare per conto proprio sulla sua morte, infiltrandosi nella banda di Cheung: salito di livello nella triade, conquista il rispetto di Cheung, ma non può tornare indietro... Triad movie misto a poliziesco alla nitroglicerina che non risparmia fotogrammi per raccontare irruentemente il pessimismo al quale andranno incontro tutti i personaggi, dove non possono sottrarsi. Max illustra pienamente il suo stato di disperazione per vendicare la morte del suo amico, tolto di mezzo da un diabolico superiore interessato a servire i suoi interessi personali, invece di servire e ripulire la città dalle triadi che dovrebbe combattere. Lung perfetto nel suo ruolo da antagonista, Lam versatile come al solito nei personaggi roventi, dove assieme a Max danno il meglio nel salvarsi dalle imboscate esplosive da ambedue le parti. Montaggio esemplare come gli irrefrenabili spettacoli pirotecnici che non toccano mai un singolo punto morto, colonna sonora da antologia del genere (composta dal Yuen fresco dell'esperienza di " In The Line of Duty 4 " dell'anno precedente e dal pluripremiato Lowell, anch'esso vincitore del premio di "migliore colonna sonora" nel leggendario " Pedicab Driver " a firma Sammo Hung, sempre di un anno prima) al massimo nella sua esecuzione, così come la fotografia che regala panorami della Thailandia e della megalopoli di Hong Kong. Salvatevi la casa di produzione , perché agli inizi degli anni '90 ha prodotto altri piccoli filmetti non male: è tempo di visitarli a dovere! Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del sito!





























